1992 – la Serie : Cinque motivi che non vi faranno rimpiagere la sua fine

Attenzione : tracce di spoiler

Dunque 1992 – la Serie è giunta all’epilogo. Con qualche giorno di distanza dalle puntate finali, torno a scriverci su, come vi avevo promesso. A me, 1992 – La Serie, non è piaciuta per niente, tanto da essere terrorizzato dall’idea che ci possa essere un sequel. Vi dico perché, in cinque punti.

1-  Di cosa stiamo parlando? Dove sono Tangentopoli e Mani pulite? Ok, Inkblotnon mi aspettavo mica un documentario sul’anno che davvero ha segnato la nostra storia recente, ma è chiedere troppo che sia almeno il leitmotiv della fiction? Davvero pensavano che bastasse un Di Pietro meno ruspante del reale, qualche stacchetto di “Non è la Rai” e le tragiche  immagini di repertorio delle stragi di Capaci e  via D’Amelio per parlaci di chi eravamo?

2-  La sceneggiatura fa abbondante uso di cliché già proposti in tutte le salse. Dov’è la novità se mi mostri una soubrette (Miriam Leone) senza talento ma disposta a darla a chiunque le prometta un programma in prima serata? Di figlie di industriali ricche e viziate, (Tea Falco) ne è piena la storia della fiction italiana, di poliziotti tutti d’un pezzo, ma dalla vita personale difficile, (Domenico Diele) , ne abbiamo, francamente, le tasche piene.

3- La Serie è stata ispirata da un’idea di Stefano Accorsi .  Avrebbe dovuto essere motivo di vanto. Su twitter è nato un hashtag, #daunideadiStefanoAccorsi  di battute e meme, che ha accompagnato la messa in onda della serie . Inutile che vi dica che ha sbaragliato il più canonico #1992LaSerie. Accorsi si è cucito un personaggio sulle sue (mono)corde. Leonardo Notte è un consulente di Publitalia. cinico e ambizioso.   Modelle, escort, maestre elementari, donne mature, minorenni, tutte passano dal letto di Notte e del suo ghigno soddisfatto. Basta che respirano… a no, anche una defunta. Il tutto per dare quel tocco di soap alla fiction.

4- Stia tranquilla signora Marilia Zapata , mamma di Tea Falco. Non parlerò male di vostra figlia. Bibi Mainaghi doveva essere interpretata così. Figlia di un industriale implicato nello scandalo di Mani Pulite, Bibi è una ragazza fragile, con instabilità affettive. Non è colpa sua se è stata disegnata così. Quante volte abbiamo visto al cinema la “maschera” della figlia di un milionario , ricca e viziata, con l’unico scopo nella vita dell’autodistruzione? Bene, chiudete gli occhi. Riuscite a sentire il suo biascicare? Sembra quasi che stia sempre masticando la gomma. Tea Falco non ha problemi di dizione, avrete sicuramente  sentito parlare del metodo Stanislavskji, no? Tea Falco va premiata per l’ottima interpretazione. Poco importa che sia stata spesso indecifrabile. Con buona pace dei puristi della dizione.

5- L’obiettivo di base , “strombazzato” abbondantemente anche con un canale Sky che per un mese ha trasmesso solo programmazzione datata 1992, era quello di raccontare gli italiani che eravamo. Ci siamo ritrovati spettatori di uno spettacolo che ben conosciamo. La cronaca è piena di intrallazzi politici e bunga bunga. Di soubrettine disposte a tutto, ne abbiamo i palinsesti pieni. C’era tanto materiale su cui lavorare, sprecata in malo modo. Avevo sette anni all’epoca, ma ho ricordi vividi del 1992 , tanto da sentirmi offeso se si è riassunto  il tutto  mettendo ad una soap il sottofondo di Please Don’t Go dei Double You.

E voi che ne pensate? Fatemi sapere!

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