1992 – La Serie: un’occasione persa (per ora…)

1992 - la serie InkblotAttenzione : in questo articolo sono presenti tracce di spoiler. L’Italia non è mai stata innocente. Abbiamo perso la verginità sulla nave durante il viaggio d’andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto. Non si può ascrivere la nostra caduta dalla grazia ad alcun singolo evento o insieme di circostante. Non è possibile perdere cosa non si ha sin ha fin dall’inizio.

  I più lesti tra voi avranno sicuramente riconosciuto la penna di James Ellroy, è cambiata solo la prima parola. Ok, troppo pretenzioso paragonarla ad Ellroy, ma è fuori discussione che 1992 – la serie, poteva rappresentare per noi, ciò che è stato American Tabloid negli Stati Uniti. Le aspettative erano molto alte, dopo gli ottimi risultati qualitativi e d’ascolti di Romanzo criminale e Gomorra, la nuova serie targata Sky era attesa al banco di prova: può la fiction italiana essere competitiva con quella mondiale? Fargo e True Detective sono distanti anni luce, ma sicuramente qualcosa è cambiato.  Nei prossimi anni, chissà, qualcosa cambierà nei palinsesti della nostra tv. Con buona pace di Cesaroni e medici in famiglia. L’idea a monte era ambiziosa, una scommessa che Rai e Mediaset (e non possiamo neanche farle una colpa…) non hanno ancora la libertà di fare : narrare gli eventi che in quell’anno cambiarono la nostra Nazione in maniera inesorabile. Ma non bisogna commettere l’errore di pensare che 1992 – la serie, debba narrare solo di Tangentopoli, come ho letto stamane  su un noto quotidiano  dalle conosciute “tinte” politiche. La Milano di 1992 è il noto palcoscenico di quella generazione, forse qui eccessivamente stereotipata, fatta di corruzione, tv commerciale, droga, AIDS e quel crollo partitocratico che ci ha condotti alla situazione politica odierna. Mostrare l’ascesa politica di Berlusconi era inevitabile, si potevano evitare tinte “umoristiche”  più nelle corde del Bagaglino invece ( Il personaggio che interpreta Di Pietro dichiara di non saper scrivere un atto processuale, solo per farvi un esempio).  Nel terremoto che è stato “Mani Pulite”, si snodano le vicende inventate di quattro personaggi, ed è qui che si notano le pecche della sceneggiatura. Stefano Accorsi, essendo l’ideatore della serie,  si è ritagliato  un ruolo dove riesce a nascondere i suo difetti da attore “monocorda”. Leonardo Notte, il nome del suo personaggio, è un pubblicitario di successo, ambizioso, cinico e poco incline al lavoro di gruppo, verrà ingaggiato da Dell’Utri per “salvare la Repubblica delle banane” dalla minaccia rappresentata da tangentopoli. Il rapporto con Veronica Castello (Miriam Leone) ,dopo le prime quattro puntate, è volutamente poco chiaro. Si cercano, si sfruttano, convivono anche per un periodo, per poi andare ognuno per la propria strada. Lei è un’aspirante showgirl pronta a tutto (e tutti…) pur di coronare il suo sogno di celebrità. Guido Caprino (il commissario Manara per intenderci) è Pietro Bosco, ex militare finito per caso in parlamento per la Lega Nord. A mio parere, un gradino sopra tutti la sua interpretazione, spesso costretto, per copione, a indossare  t-shirt improponibili anche in quegli anni. Domenico Diele, che presto vedremo nell’ultimo film di Nanni Moretti, è Luca Pastore, poliziotto e braccio destro del magistrato Antonio Di Pietro nella fiction. Avrete sicuramente letto le polemiche che hanno attaccato la bella Tea Falco,  negli scorsi giorni. Non avete ancora visto la sua Beatrice Mainagni ? Bene, pensate alla sua interpretazione della problematica Olivia in “Io e te” di Bertolucci. Uguale. Precisa. Identica. Qui però dovrebbe parlare milanese, lei catanese di origine ma romana d’adozione. Ne esce un biascico quasi fastidioso.  Comunque siamo ancora alle prime quattro puntate di una storia già nota, che merita ancora fiducia. Ne riparleremo su inkblot a fine programmazione, intanto, sarà un piacere leggere il vostro parere a riguardo. Per ora posso solo aggiungere che questa serie non creerà il fanatismo che abbiamo visto con “Romanzo Criminale” e “Gomorra”. Nessun tormentone citato sui social, nessun personaggio “imitato” alla meno peggio dai vostri amici e conoscenti. Francamente, questo è un merito a favore della serie.

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