Anna di Niccolò Ammaniti. E se il futuro non avesse la certezza del domani?

Azzerate tutte le vostre certezze sul mondo che abitate. Guardatevi intorno, questa volta è veramente finita. Benvenuti nel nuovo mondo, un mondo senza adulti. Siamo destinati ad estinguerci ormai, il nostro pianeta è abitato solo da bambini. Chi si prenderà cura di loro?Un virus chiamato “la rossa” ha decimato la popolazione. Gli unici superstiti sono gli under 14, per una questione legata agli ormoni della crescita. Abbiamo vissuto per accumulare soldi e averi, oggi 2 novembre 2020, al mercato del baratto un orologio vale quanto un cellulare o un Boeing 747. Meno di una Smarties. Che sciocchi, abbiamo distrutto il nostro meraviglioso pianeta ed ora il genere umano sta per scomparire. Questo è lo scenario apocalittico che Niccolò Ammaniti ha immaginato per il suo ultimo romanzo “Anna” (Einaudi). Una favola a tinte dark che ripercorre un tema non nuovo, il futuro senza il domani, ma che l’autore romano declina a modo suo, da cannibale. Siamo in Sicilia, in viaggio in una terra dispotica,selvaggia, irriconoscibile. La natura sta prendendo il sopravvento, con tutto il suo impeto, emergendo tra cadaveri in putrefazioni, automobili in disuso, mucchi di immondizie e negozi saccheggiati. Anna corre, a per di fiato, così facciamo la sua conoscenza. Non smetterà di farlo per tutto il romanzo. Ci si innamora di Anna, del suo coraggio, della sua testardaggine influenzata dalla speranza, del suo istinto materno che è sopravvivenza. Dovrà essere forte non solo per se stessa, ma dimostrarsi tale per tutti i personaggi che incontrerà in questa avventura che vivrà dal Podere del Gelso fino allo stretto, che sia il maremmano Cucciolone o il fratellino Astor e il giovane Piero, che le scalderà il cuore come non le era mai successo. Conoscerà l’amore, perché esiste anche in situazioni così disperate, perché è la forza che che fa continuare a camminare, nonostante tutti e tutto. Volutamente mi sono soffermato poco sulla trama, non vi racconterò l’avventura nel dettaglio. Credo che la forza del romanzo sia proprio Anna, poi tutto il resto viene da se, in maniera quasi naturale. Ho già dichiarato su queste pagine la mia stima assoluta per Niccolò Ammaniti, credo davvero che sia stato l’ultimo vero innovatore della letteratura italiana. Dopo “Come Dio comanda“, in più interviste, aveva dichiarato che non non avrebbe più scritto una storia con un adolescente per protagonista. Ci è ricascato, ma la cosa era prevedibile. L’impeto dell’adolescenza, l’alchimia di immaginarsi già adulti, pur con tutte le paure e le incertezze dell’immaturità, ben si sposano con lo stile disincantato e sognante dell’autore. Anna è un romanzo breve, lascia tante domande, quasi come se fosse già pronto un seguito che non penso arriverà mai. Vi confesso che avrei tante domande da porre ad Ammaniti, ci ho anche provato, mi ha risposto un’assistente gentile che ha declinato l’invito, motivandolo con un impegno top secret e dispendioso. Peccato.

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