Clara – Racconto

Clara - Inkblot - Racconto

Questo è il racconto del mese di novembre, si lo so, è il primo Dicembre. Ma quanto siete fiscali? Buona lettura! 

A Nicolas

Ero appena tornato nel mio appartamento, il tempo di togliermi la cravatta e vedere cosa c’era in frigorifero per la cena, quando lo smartphone squillò. Ciao, si sono io. Certo che mi ricordavo di lei. Clara. Si, venerdì al compleanno di Fabio.  Era stata una bella serata. Certo che non mi seccava che fosse stata lei a chiamarmi,anzi. Era stata una settimana faticosa a lavoro, ma mi ero promesso di chiamarla nel weekend. No, non ho Facebook. Lo so, sono l’unico al mondo. Se ho programmi per stasera? Penso di fare un giro. Certo che mi piacerebbe andare a prendere qualcosa da bere con lei. Allora siamo d’accordo, passo io a prenderla per le nove. Passi tu? Va bene. Ah, sai già dove abito. No, non indosserò la cravatta. Ciao.Ciao. Clara. Come si fa a dimenticare una come Clara? Una settimana fa il mio amico d’infanzia Fabio, architetto con tanti sogni infranti, festeggiava il compleanno. Se fosse stata un’altra persona, avrei inventato una scusa per non andarci. Da quando Tiziana è andata via, confessandomi di essere innamorata persa del suo istruttore di zumba e di voler partire con lui per il Brasile, beh… non è che morivo dalla voglia di farmi vedere in giro. Clara era arrivata tenendo sottobraccio il datore di lavoro di Fabio, un imprenditore nel ramo dell’edilizia che qualche anno fa era balzato agli altari della cronaca per alcuni appalti poco leciti e per la presunta amicizia con l’ex Premier. Ma il tutto si era risolto in una bolla di sapone ed ora era tornato a sfoggiare in pubblico le sue camice bianche firmate e il parrucchino color camoscio. Lei era in abito da sera, così bella che a guardarla da lontano non sembrava vera. Il testa di camoscio sapeva di aver pescato il jolly della serata. Clara non era passata inosservata. Lineamenti mediterranei, un tubino nero che scolpiva le forme su un metro e settanta di altezza e occhi neri che splendevano ad ogni sorriso. Clara in pochi minuti aveva fatto amicizia con tutti i maschi presenti alla festa. Aveva chiacchierato anche con me, non più né di meno che con gli altri. Mi aveva raccontato di essere una studentessa di lettere, iscritta fuori corso alla facoltà di Bari, ma il suo accento smascherava le sue origini lucane. Aveva criticato la mia scelta di indossare la cravatta, sorridendo ogni volta, consigliandomi di indossare il papillon per le prossime volte e svelandomi il suo sogno di diventare una fashion blogger affermata. Ci scambiammo i numeri di telefono, le promisi di andare a vedere il suo blog e di lasciarle un commento. Poi passo ad un altro, come in un speed date. Intanto il testa di camoscio era più interessato al tavolo del buffet. Vi confesso che durante la settimana avevo perso qualche minuto a pensarla, i suoi occhi, quel suo essere così solare. Non avevo avuto il coraggio di chiamarla. Per dirle cosa poi? Ed ora, dopo una settimana, puntuale come un orologio svizzero, Clara suona alla mia porta. Era a piedi e il suo abbigliamento lasciava poco spazio all’immaginazione. Fanculo Tiziana. Disse che la sua macchina proprio non ne voleva sapere di partire, che se non fosse stato un problema, avremmo dovuto prendere la mia. Ma quale problema, guidare mi mette a mio agio. Prendemmo il suv e guidai seguendo le sue indicazioni. Durante il viaggio non parlò molto o forse non lo ricordo, impegnato come ero a guardale le gambe schivando il suo sguardo e fare la figura del lumacone. Certo che mi piacciono le crepes! A chi non piacciono le crepes? Mi stava portando ad un locale che non avevo mai sentito prima, un nome inglese impronunciabile, dove mi assicurava che avrei mangiato le crepes più buone di tutta la mia vita. Parcheggiamo davanti al locale, il tempo di lasciare qualche spicciolo al parcheggiatore abusivo ed eravamo dentro. Il locale era uno di quei posti scopiazzati dai pub irlandesi, non potendo però importare la loro essenza. Luci soffuse, targhe di marche di birre semi famose alle pareti, il tizio dietro al bancone ad asciugare i boccali di birra e quella sensazione che siano sempre le due del mattino. Clara scambia un cenno sornione con il barista, bacia qualche barbuto in camicia a quadri e poi mi prende per mano fino ad un tavolino in cui decide di sistemarci. “- Beviamo qualcosa!” è la prima cosa che dice quando si siede. “- Sono felice anch’io di essere qui con te.” rispondo cercando di rompere il ghiaccio. “Ma non eravamo qui per le crepes? Forse dovremmo iniziare con una birra.” Clara ha quello sguardo. Gli occhi di chi pesa ogni tua parola. “Cameriera!” alza la mano per farsi notare. La tipa si avvicina con fare seccato. “- Per me una Tequila e una crepe prosciutto e funghi, per il chierichetto ammazzasbronze, una birretta. Portagli anche una crepe va, non vorrei che bevesse a stomaco vuoto. ” ” – Una Tequila ? di già? sorrido ed incasso. “- Allora uno scotch doppio per me e la signorina” chiedo cercando di recuperare terreno. “Quindi cancello la tequila e la birra ? ”  ora la cameriera è decisamente seccata. “- Perché mai? Siamo grandi e vaccinati, possiamo sopportarle entrambe” sbotta Clara. La cameriera ci lascia con un sorriso sarcastico. “- Pensi che sia davvero un chierichetto ? ” Rido . “Penso che tu voglia vedermi senza vestiti.” Stanno girando una candid camera, pensai. Questo è uno scherzo. Mi guardai in giro cercando qualche mio amico in vena di scherzi. Non trovai nessuno di mia conoscenza. La serata passò e Clara parlò molto. Mi raccontò ancora del suo blog, di quanto fosse più brava delle “Chiare” blogger famose, ma di non avere gli agganci giusti. Mi mostrò l’ultimo post, un servizio fotografico per un grossista di bigiotteria. Mi raccontò che il proprietario aveva preteso di essere presente al momento delle foto, in cui era seminuda. Clara ha quella spavalderia che fa perdere la testa, chiunque uomo tu sia. Qualche volta mi lasciò solo al tavolo, ormai pieno di bottiglie e bicchieri, per andare a salutare qualcuno. Poi tornava, sorrideva e vinceva. “- Che ne dici di terminare la serata bevendo qualcosa a casa mia?” disse fissandomi e mordendosi impercettibilmente il labbro inferiore. “Magari un goccio” proprio così. Risposi così. Che fesso! Pagai il conto e uscimmo dal locale. Mi imposi di non barcollare.  Prima di salire in macchina mi baciò sull’angolo della bocca, restò così vicino per qualche secondo. Poi disse che a casa non aveva granché e che era meglio passare da qualche bar per comprare qualcosa. Cercammo un bar ancora aperto, scesi e comprai tre birre grandi. Arrivammo sotto casa sua , un vecchio palazzo popolare. Il suo appartamento era al secondo piano, preferii farli a piedi, cercando di darmi un contegno. Clara prese l’ascensore. Quando arrivai , trovai la porta aperta, deluso di non trovarla ad aspettarmi. L’ambiente era poco illuminato, l’ingresso minuscolo e dava su due porte. A destra una chiusa, pensai fosse il bagno. A sinistra la sua stanza. ” – Puoi lasciare le birre su quella scrivania” Per farlo, dovetti farmi spazio tra libri , carte, riviste e scatole di scarpe. “-Siediti” fece indicandomi il piccolo letto sfatto. Questo è il momento in cui l’uomo è più vulnerabile, è ben noto. Solo all’odore di una potenziale scopata, diventa docile come un agnellino. Io lo so, come tutti quanti, ma non c’è cura. Clara finì con un sorso una delle birre, si sfilò le mutandine da sotto la gonna e non sprecò tempo in preliminari. Restammo a fare cose, a cui ora non riesco bene a dare un nome, fino all’alba. Erano le cinque quando lei mi svegliò. Mi raccontò di quanto fosse dura la vita da fuori sede. Delle tasse universitarie e delle bollette da pagare. Ogni mese pagare libri, la rate della scuola di dizione che serve sempre nella vita, le ricariche telefoniche per chiamare la nonna tanto ammalata. Quel mese era già in ritardo con l’affitto. Se non mi offendevo, avrei potuto prestarle qualcosa, ma dovevo prometterle che me li sarei fatti restituire. No, non ho quattrocento euro nel portafoglio, potrei lasciarle duecento euro in contanti. Certo che la chiamo se ne ho voglia. Ora però devo andare, domani si lavora. Uscì e la nebbia filtrava pochi raggi di sole. Mi sentii stupido, mai così tanto in vita mia.

Grazie per la lettura. Cosa ne pensate? Fatemi sapere!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

2 pensieri su “Clara – Racconto”

  1. Questo racconto dal titolo “Clara”, – mi rimanda dritto, dritto alle atmosfere tanto e giustamente vituperate e improponibili, ma altrettanto decantate e perfino, consigliate come prassi onde rimediare, ad una difficile normale collocazione e, una valorizzazione della donna attraverso il mondo del lavoro! Questo, da parte del nostro ex presidente del Consiglio B.S. che faceva apparire esaltante, il ricorrere all’aspetto esteriore accattivante, per uomini e donne; ma in particolare per le seconde… in quanto, facilitate così a trovare un “Buon Partito” o quantomeno per fare le letterine e… simile o perché no .. anche altro di più specificamente maggiormente degradante e, facendolo passare come normalmente accettabile e accettato. Questo sentiment era penetrato talmente in profondità, nel pensiero comune, fino al punto che, tante mamme erano orgogliose di presentare le proprie figlie o anche nipoti a concorsi di bellezza e simile, i più svariati … E comunque ad inculcare in esse la certezza, di doversi preoccupare più dell’ avvalersi, della ricerca e valorizzazione dell’ estetica personale, piuttosto che, del coltivare un’istruzione e quindi dell’appropriarsi di una più auspicabile capacità di giudizio critico e obbiettivo. Tant’è che in quel periodo, alcune ragazze si sentivano in diritto – dovere di arrivare perfino. a chiedere ed ottenere dai loro genitori, i quali talora in alcuni casi arrivavano persino ad indebitarsi pur di ottenere tali risultati; approvando cioè come vantaggiose, azioni proibitive dal punto di vista della salute, come interventi plastici, soprattutto al seno. Minacciando davvero, potenzialmente ma, anche realmente l’integrità fisica delle giovani, come si è poi, potuto verificare in seguito ! Il tutto per riuscire a far presa su un pubblico più ampio non necessariamente poco acculturato ma, riuscendo così spudoratamente, facendo leva proprio sugli istinti più bassi, ad accattivarsi un elettorato consenziente. Forse, mi rendo conto, sono andata un po’ oltre, ampliando il senso della mia comprensione soggettiva, ma certo non così lontana dal realistico. Tutto questo mi appare nel quadro, illustrato dalla breve lettura, delle poche righe. Cioè, anche quì l’intenzione di far deglutire, come gradevole un dolce veleno. Ovvero tendente a far apparire come accattivante un ambiente e un atteggiamento mentale di un certo “tipo”. E quì mi fermo . Buon lavoro e grazie x la condivisione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *