“Far pensare dopo aver corso per trecento pagine” Intervista allo scrittore Giuliano Pasini.

Intervista a Giuliano Pasini - InkblotGiuliano Pasini è lo scrittore degli attimi. La sua è una corsa a perdifiato nata chissà quando, un inseguimento che scandisce il ritmo della sua vita e che ritrovi nei suoi scritti. Che siano i secondi, raccontanti settimanalmente per Alley Oop, o il “dono” che ha reso celebre il suo commissario Serra, quella danza che infiamma le sue avventure senza lasciargli scelta, Pasini trascina con fare da leader, consapevole che scrivere è un gioco di squadra e che il traguardo, qualunque esso sia, non è altro che una somma di attimi. Se siete finiti qui per caso e non avete tempo, chiudete pure la pagina, non andate oltre. Magari aggiungete la lettura di quest’intervista nella lista delle cose da fare, prima o poi. Sentirete il peso di ogni sua parola, ponderata nell’attimo. Ah, correte a comprare i suoi romanzi, altrimenti è tutto inutile.  Buona lettura!

Candido Marinelli – Non le nascondo che l’idea di quest’intervista è nata dopo aver letto il suo racconto “Le dita sanno cosa fare” , pubblicato su Alley Oop – Il Sole 24 Ore. A fine lettura mi sono chiesto : Chissà se ha così bene in testa il momento in cui ha capito che sarebbe diventato uno scrittore. Non uno qualunque poi, una stella, citando D’Orrico. Magari ne farà un racconto.
Giuliano Pasini – Quella della “nuova stella del thriller italiano” è Venti corpi nella neve recensione Inkblot stato uno dei secondi più incredibili da quando provo a fare questo gioco della scrittura. Ricordo dove ero (sotto un portico), la situazione climatica (nevicava) e la sensazione di straniamento: vedendo la foto di corredo all’articolo, ho pensato “Quello mi assomiglia” e leggendo il titolo “Si chiama anche come me”. Insomma, per me era inconcepibile. E tuttora è inconcepibile leggere il mio nome sulle cover, nelle recensioni. Quindi, figuriamoci se mi considero uno scrittore… Mi sento molto di più un lettore. E mi piace raccontare storie, come faccio su Alley Oop…

C.M. – C’è una domanda che amo porre ai giallisti italiani, ovviamente ne approfitterò anche con lei. Derek Raymond diceva del noir: Il noir solleva il tappeto davanti al maggior numero di gente possibile dicendo: “Non pensate anche voi che qua sotto ci sia una gran puzza di merda ?” Tra intrattenimento e denuncia, qual è il compito, oggi, del romanziere? Quali sono le responsabilità sue e del commissario Serra?
Io sono lo straniero Giuliano Pasini - InkblotG. P. – C’è giallo e giallo. Io credo che il giallo sia una forma di narrativa davvero rimarchevole, che ti costringe a costruire un contenitore secondo canoni piuttosto rigidi (classicamente: omicidio-indagine-investigatore-soluzione rassicurante) ma che ti permette di riempirlo come vuoi. I messaggi nei miei tre romanzi (“Mai più la guerra” in Venti corpi nella neve; “E’ pericoloso pensare che esistano persone superiori ad altre persone per puro diritto di nascita” in Io sono lo straniero e “Chi è matto? Chi è normale? E chi lo decide?” in Il fiume ti porta via) potevano essere esplorati in saggi monumentali che avrebbero letto in quindici, ma messi in un giallo sono stati dotati di gambe molto veloci e hanno potuto raggiungere molte più persone. Non ho la presunzione di sapere quale sia il compito di un romanziere oggi, ma quello che sento mio è di far pensare il lettore qualche minuto dopo averlo fatto correre per trecento pagine.

C.M. – Come sta il commissario Serra? Com’è il suo rapporto con lui? HaIl fiume ti porta via - Giuliano Pasini - Inkblot imparato a rispettare i suoi orari di scrittura o le parla anche quando è in giacca e cravatta in ufficio?
G.P. – Serra è diventato un amico. Non è stato subito così, abbiamo faticato a trovare una quadra nella nostra relazione. Non tanto per una questione di orari o di tipo di caffè che beviamo (io quella brodaglia che sorbisce lui non la voglio neanche annusare) quanto per certe asperità di carattere che ci contraddistinguono. Ogni tanto viene a bussare mentre lavoro, sì, ma molto più spesso mentre corro, e la mente va via leggera. Al mattino alle cinque, quando scrivo, sono io che vado a bussare da lui, invece.

C.M. – Quando l’ho contatta su facebook per concordare quest’intervista, mi ha fatto sorridere una sua frase : “Serra non metterebbe mai piede su un Social… beato lui.” Qual è il suo rapporto con i social e il web , considerando che è un esperto di comunicazioni ed il suo successo è nato proprio in un concorso on-line.
G.P. – Ho un buon rapporto con l’ambiente web, meno con la telefonia. Potessi, non userei un cellulare, invece per lavoro sono costantemente impegnato in qualche chiamata. Credo che, però, Internet nasconda molte insidie e che vada gestito con misura. Confesso che è uno degli aspetti che più mi spaventano nell’educazione dei miei tre figli: è vero che ora sono piccoli (il più grande è del 2013) ma hanno già una dimestichezza, ad esempio, con l’Ipad che mi fanno capire che potrò solo inseguire e cercare di dare loro gli strumenti per difendersi.

C.M. – Per concludere, ringraziandola ancora, c’è una domanda che è un gioco, con cui spesso concludo le mie interviste. Sono dell’idea che siamo i libri che abbiamo letto, le canzoni che abbiamo amato e i film che ormai conosciamo a memoria. Quali sono i suoi titoli ?
G.P. – E allora io sono “C’era una volta in America” di Sergio Leone, “Lettera” di Francesco Guccini e un’infinità di libri, dai classici greci e latini sino ai contemporanei. Se devo scegliere un titolo, mi gioco un semi sconosciuto “Corale alla fine del viaggio” di Fosnes Hansen e un iper conosciuto “Stagioni diverse” di Stephen King che, a tredici anni, è stato fondamentale per rinnovare il mio amore per la lettura.

L’intervista vi è piaciuta? Fatemi sapere, commentate qui sotto! Alla prossima. 

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