I Lupi di Ray Banks . Cinque Motivi per lasciarsi “sbranare”.

I Lupi Ray Banks InkblotUna magnifica giornata insieme che volge al tramonto. Una coppia sorridente che passeggia tenendosi per mano in un parco preso in prestito dal mondo delle fiabe. L’amore sognato , la promessa che sarà così per sempre. Magari aggiungendoci un paio di figli e una casa in riva al mare. Ok, se cercate tutto ciò in un libro che possa essere il regalo ideale per San Valentino, I Lupi di Ray Banks non fa al caso vostro.  Cercate altrove, mi dicono che un certo Moccia scriva  cazzate simili. Pubblicato in Italia nel 2012 dalla casa editrice Edizioni BD (tradotto da Marco Piva Dittrich) , ripubblicato nel 2014 dalla Baldini & Castoldi , I Lupi  (Wolf tickets)  è un romanzo che non ha pietà del lettore, colpirà le vostre debolezze con uno stile essenziale ma mai scontato. Vi ritroverete spiazzati,inermi, a ridere delle disgrazie altrui senza che questo riuscirà a  mettervi al sicuro dal branco. “Leggere Ray Banks è come stare in prima fila a un incontro di boxe fra Jim Thompson e Charles Bukowski raccontato da Chuck Palahniuk. Banks è il campione britannico dei pesi massimi del noir.” A parlare è il suo amico e mentore Allan Guthrie, che con Banks condivide l’etichetta di scrittore  “Tartan Noir“. Non certo uno sprovveduto. Ancora non siete convinti? Qui sotto cinque motivi per lasciarvi sbranare da “I Lupi” di Ray Banks. Non opponete resistenza, mi ringrazierete.

1- COBB

La trama scorre alternando la narrazione in prima persona di due ex commilitoni, Farrel e Cobb.  Due criminali di poco conto, di questo Cobb ne è consapevole. Vive di espedienti, qualche furtarello nei supermercati, non disdegna di sottrarre libri e cd musicali dai negozi di beneficenza (ha un debole per i romanzi di Landsale, come il suo autore) e per quanto riguarda il cibo, non è uno di quelli che si possono definire buona  forchetta. La chiamata di Farrel giunge inaspettata , erano cinque anni che non si faceva sentire. Stava arrivando a Newcastle ed aveva bisogno di lui. Di nuovo.

2- FARRELL

Farrel è irlandese. Tutto ha inizio con i postumi di  una sbornia. In mutande e Dr. Martens , Farrel si trova nel suo appartamento. Solo. Dov’è Nora? E qualcuno spenga lo sterio! c’è Dido che canta Hunter, meglio morire. Un biglietto appeso al frigo attira la sua attenzione. Nora è andata via, portandosi con se soldi, coca e la sua giacca di pelle. Fattene una ragione, non cercarmi. Cazzo. Va bene tutto, ma la giacca che lo faceva sembrare, con la giusta luce, Franco Nero, proprio non poteva perdonarglielo. Eppure era sicuro che sarebbe stata la donna della sua vita.

3 – NEWCASTLE

La storia è ambientata nella città che sorge sulla sponda settentrionale del fiume Tyne. Città che Ray Banks conosce molto bene, visto che ci vive pur essendo nato in Scozia , a Kirkcaldy. Non troverete descrizioni della città, tranne una nota sulla storia del Meadow Well, quartiere dai colori pastello che tentano di nascondere la sua storia criminale. Tutto ciò per non compromettere il ritmo anfetaminico della narrazione. Banks usa un linguaggio con tanti regionalismi della zona di Newcastle, abilmente tradotti da Marco Piva Dittrich. Ne viene fuori una lingua contaminata e ricca di humor.

4 – CLADDAGH

 Il Pub Claddagh, nel Tynemouth (distretto sulla costa di Newcastle)  è il teatro dell’epilogo. Un pub irlandese, come si può facilmente desumere dal nome . Un luogo enorme dai muri bianchi con vista sulla baia. Troverete tutto ciò che il vostro immaginario sull’Irlanda vi consiglia : pentole d’oro, leprecauni, croci celtiche, vecchie pubblicità della Guinness, nastri verdi e mazze da hurling. Ovviamente vengono serviti piatti tipici della cucina irlandese, innaffiati con whisky e birra scura. Metteteci anche che la colonna sonora è opera di band celtiche come i Corrs e i Cranberries e capirete quanti motivi di odio abbia per questo posto “tarocco” un irlandese vero come Farrell.

5 – SERGENTE MCDONALD

L’interrogatorio tra Farrell e il Sergente McDonald è una delle parti più spassose del romanzo. Una palese e voluta parodia dei romanzi polizieschi, resa ancora più surreale dall’influenza del sergente. Come può un sergente atteggiarsi come un duro della tv se è continuamente costretto a tirare su con il naso ? Il sergente ci prova , anche nella scena finale con Cobb, ma con ridicoli risultai. Probabilmente pensava di assomigliare a Vic Mackey di The Shield. In realtà assomigliava più che altro al commissario Scali.

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