Il fuoco della vendetta – Out of the Furnace di Scott Cooper. Zio Sam ha fallito.

Quella che sto per raccontarvi non è una storia nuova. Già dall’incipit, ha l’odore del visto e rivisto o letto da qualche parte. Anche il titolo italiano, fuorviante come spesso accede, è lo stesso di un (bel) film del 2004, opera del compianto Tony Scott Denzel Washinghton come protagonista. Out of the Furnace (2013) è il secondo film di Scott Cooper, che ritornerà nelle sale italiane con  Black Mass – L’ultimo gangster , di cui tanto si è discusso dopo la presentazione alla Mostra cinematografica di Venezia e che ha ridotto Johnny Depp in quello stato… Ne sarà valsa la pena?  Ai posteri l’ardua sentenza, io posso solo dirvi che Scott Cooper merita una chance. Siamo dinanzi ad un regista che predilige la character driven alla narrazione classica, la trama ha delle falle, domande senza risposta, ma dei personaggi conosciamo tutte le sfumature, tanto da poter prevedere le loro azioni. Diciamocelo, è impossibile sbagliare un film con un cast del genere. Siamo a Braddock, periferia americana che a fatica, cerca di risvegliarsi da qual sogno economico che negli anni è stato venduto negli  Stati Uniti. I fratelli Baze, così diversi tra loro ma pur sempre facce della stessa medaglia, cercano di sopravvivere alla routine della vita. Russell (Christian Bale) è il fratello maggiore, lavora nell’acciaieria del paese, come suo padre prima di lui e come buona parte della comunità. Ha una fidanzata che adora, la bella Zoe Saldana, e un padre, malato terminale, da assistere. Rodney ( Casey Affleck, secondo me, ancora troppo sottovalutato) è reduce della guerra in Iraq, di cui ancora percepisce i fantasmi, incapace a rassegnarsi ad una vita normale. Russell rappresenta l’equilibrio, che per esigenza di copione, verrà a mancare, spazzato via come da un uragano. Niente sarà più come prima, tutte le certezze e le sicurezze di Russell verranno a mancare. Ed allora sarà impossibile risistemare i pezzi, come ha sempre fatto, di una vita ormai sul baratro. Dentro o fuori, buoni o cattivi, vivi o morti. Il sapiente uso delle luci, una fotografia livida e i paesaggi desolati e grigi della città in cui è ambientato, danno quell’atmosfera malinconica che rimanda al genere western , di cui Scott Cooper ha dichiarato più volte di essere grande estimatore. Wiliem Defoe e Forest Whitaker non possono essere etichettati come caratteristi, non scherziamo. Indossano con cura gli abiti dei loro personaggi, dando spessore al loro vissuto, non limitandosi ad interpretare un ruolo scritto. Capitolo a se , merita Woody Harrelson, cattivo come non mai, spietato nei gesti più semplici, una follia talmente radicata da riuscire ad essere accettata così com’è, senza porsi domande. Out of Furnace è un film da recuperare, sicuramente non avvincente, ma mai noioso. I temi sono volutamente noti, quasi un voler sottolineare quanto abbia fallito Zio Sam e la politica americana dell’ultimo decennio. Peccato per il finale, lascia l’amaro in bocca.

Come al solito, vi lascio il trailer italiano.

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