“Il Noir italiano? Troppi commissari di provincia e poca realtà.” Intervista allo scrittore Pietro Caliceti

Il suo romanzo d’esordio, “L’ultimo cliente” (Baldini & Castoldi, 2016) ha ottenuto un ottimo successo di critica e pubblico, potendo vantare anche un secondo posto al premio di letteratura noir Nebbia Gialla 2016. Pietro Caliceti torna in libreria con “BitGlobal” ,il 25 maggio (segnatevi la data), sempre per Baldini & Castoldi. Partito il countdown, l’occasione è buona per scambiare due chiacchiere con l’autore. Non perdetevi l’intervista qui sotto, offre davvero molti spunti di riflessione. Buona lettura!

Candido Marinelli: -Innanzitutto la ringrazio per avermi concesso quest’intervista. Se non le dispiace, mi piacerebbe incominciare con qualche domanda sul suo primo romanzo “L’ultimo cliente” , pubblicato nel 2016 dalla casa editrice Baldini e Castoldi. Quale molla è scattata per farle scrivere questo libro?
Pietro Caliceti:- Grazie a lei. Direi che la molla è stata una specie di istinto di sopravvivenza. Io di mestiere avevo sempre fatto l’avvocato, e non avrei mai pensato di scrivere un romanzo. Ma a partire dalla crisi finanziaria del 2008 il mio lavoro era improvvisamente crollato. Nell’arco di un solo anno il mio reddito era diventato il 10% di quello che era prima, e io ero stato costretto a lasciare andare tutti i collaboratori e la segretaria. Ormai passavo le giornate da solo, in uno studio di due sole stanze, in attesa che succedesse qualcosa, che un cliente mi cercasse, ma nessuno mi cercava mai; e ogni giorno che passava si avvicinava sempre più il momento in cui non avrei più potuto mantenere la mia famiglia. Finché a un certo punto mi sono detto “io questa cosa qui a devo buttare fuori in qualche modo, altrimenti impazzisco”. E mi sono messo a scrivere.

C.M. : -Parliamo un po’ di Luca Pugliatti, un personaggio che sa creare empatia con il lettore, mostrando il suo lato umano in un ambiente senza scrupoli. Com’ è nato? Quanto ha di lei, oltre a condividere la professione di avvocato?
P.C.: -Un po’ le ho già risposto sopra. L’Ultimo Cliente, come – credo – molte opere prime, è un romanzo che ha molti tratti autobiografici. La crisi di Pugliatti è la crisi che stavo vivendo io; tant’è che quando il libro è uscito mia moglie non riusciva a leggerlo, le faceva troppo male, perché rivedeva il dramma che avevamo passato (e che ora, grazie a Dio, abbiamo superato). Però al tempo stesso ho cercato di fare un discorso più ampio, perché più ci riflettevo più mi rendevo conto che il dramma aveva travolto tutto il Paese, e falciato almeno una generazione intera. Così, scrivere è stato un modo per dare voce non solo ai miei problemi, ma ai problemi della nostra generazione. Spesso, scrivendo, pensavo che lo stavo facendo per i nostri figli, per i figli di tutti noi intendo, perché un domani capissero che cosa avevano passato i loro genitori.

Candido Marinelli: -Ho apprezzato la sua scrittura perché non ha la presunzione di essere consolatoria. Un aspetto non usuale per il noir italiano. Concorda?
P.C.: -La ringrazio, mi fa piacere. So che magari mi attirerò delle antipatie, ma devo dire che non mi ritrovo molto nella produzione di noir italiana. Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma la mia impressione è che, in generale, gli autori italiani siano più preoccupati di crearsi una specie di proprio “marchio di fabbrica”, qualcosa di seriale, che il pubblico riconosca subito – che può essere un commissario, un baretto di paese, un serial killer o che so io -, piuttosto che di ideare delle trame interessanti e, al tempo stesso, realistiche. Se si va a guardare molte delle trame di gialli italiani, anche tra quelli che vanno per la maggiore, si vede che spesso sono o assolutamente banali o assolutamente sganciate dal mondo reale: questi commissari o questi baretti idilliaci, chi li ha mai visti nella realtà? E quanti serial killer abbiamo avuto in Italia? Quello che cerco di fare io, invece, è partire da dati reali, da fatti oggettivi, e cercare di immaginare tra questi fatti dei collegamenti a cui nessuno aveva mai pensato. Storie che potrebbero veramente essere successe, dunque. E allo stesso tempo che non siano banali: se no che giallo è?

C.M. : -Che cos’è per lei il noir e qual è il compito di uno scrittore? Sul suo sito, racconta di voler scrivere di cose vere. Posso chiederle cose le fa paura?
P.C. : -Sul primo punto, mi riaggancio alla risposta precedente. Io non credo di essere un grande scrittore; penso però di avere – per ora – qualche cosa di interessante da dire, qualcosa che deriva dalla mia professione di avvocato e dalla mia conoscenza della finanza. Credo fermamente che la finanza sia un angolo visuale n on solo utile, ma imprescindibile per capire il mondo di oggi. In fin dei conti, se dal 2008 tutte le nostre vite sono cambiate, è stato a causa della finanza: e dunque è lì che dobbiamo guardare, se vogliamo cercare di capire la realtà. Questo, per me, è molto più interessante che scrivere di commissari di provincia. Quanto a quello che mi fa paura… una delle paure più grosse che ho avuto è stata quella di non riuscire più a dare da mangiare alle mie figlie. Poi ci sono le paure che credo abbiamo tutti.

C.M. : -Ho scoperto dalla sua pagina facebook che è iniziato il countdown per l’uscita del sul secondo romanzo. Cosa dobbiamo aspettarci?
P.C. : -Sì, il nuovo romanzo è in dirittura d’arrivo, uscirà il 25 maggio, sempre per Baldini&Castoldi. Si chiamerà BitGlobal ed è una storia incentrata su bitcoin, la moneta virtuale nata quasi spontaneamente su internet qualche anno fa, e che minaccia di scardinare l’intero sistema monetario e bancario mondiale. E’ un romanzo in cui credo moltissimo, e spero che il pubblico lo apprezzerà.

C.M. : -Ringraziandola ancora per la disponibilità, concludiamo con una consueta domanda che i lettori di Inkblot, oramai, conoscono bene. Ci può svelare un libro, un film e una canzone che hanno contribuito alla sua formazione?
P.C. : -Domanda difficile… ci sono talmente tante cose che formano parte essenziale di quello che siamo. Però se devo limitarmi a tre titoli, così di getto direi: libro Moby Dick; film I Quattrocento Colpi; canzone… più che una canzone dico una musica: le Variazioni Goldberg.

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