In Trance di Danny Boyle. Viaggio solo andata nel labirinto della mente umana.

In Trance - Inkblot

In attesa di scoprire come se la caverà con la  trasposizione cinematografica della biografia autorizzata di un personaggio “ingombrante” come Steve Jobs , nei cinema italiani il prossimo autunno, l’ultimo lavoro di Danny Boyle  , In Trance ( 2013) è un film passato sul grande schermo senza fare clamore. Non è la prima volta per il regista inglese, la sua carriera è sempre stata una folle corsa sull’ottovolante. Dal successo all’esordio conPiccoli omicidi tra amici“- 1994 , un piccolo/grande cult per gli amanti dell’humour nero inglese, a “Trainspotting“-1996 , senza dimenticare le otto statuette conquistate con “The Millionaire” – 2009, comprese le ambite miglior film e miglior regista. Eppure di cantonate ne ha prese il buon Danny… Dopo il clamoroso flop ai botteghini di “The Beach”- 2000 in molti avevano scommesso che Boyle non avrebbe più avuto credito ad Hollywood. Eppure il buon Danny non si è mai arreso, reinventandosi ad ogni film, spaziando dall’horror più cupo (28 Days Later – 2003) , alla fantascienza (Sunshine – 2007) , fino alla favola per bambini di tutte l’età (Millions – 2004).  Con In Trance , Boyle gioca con thriller psicologico, ovviamente a modo suo. Il cast è di quelli che ti convincono ad acquistare il biglietto senza saper nulla del film. Un trio d’attori da urlo, pur con le loro evidenti incompatibilità. James McAvoy è Simon, lavora per un’ importante casa d’aste britannica. A causa di problemi di gioco, decide di sfruttare le sue conoscenze e si unisce ad una banda  criminale. Tenterà il colpo perfetto : trafugare una tela di Goya dall’inestimabile valore. Peccato che il furto non vada come i piani. Simon viene colpito duramente alla testa, il trauma gli provocherà un’amnesia : dove ha nascosto il prezioso bottino? Frank (Vincent Cassel, sempre più a suo agio nei panni del farabutto) è a capo della banda. All’inizio non crederà nell’amnesia di Simon, proverà a fargli tornare la memoria con le torture fisiche, senza ottenere risultati. L’affascinante dottoressa Elisabeth Lamb (Rosario Dawson , mai così femme fatale), esperta di ipnosi, verrà in loro soccorso. Riuscirà la bella dottoressa a trovare la via d’uscita nel fitto labirinto che è la mente di Simon ? Un viaggio senza ritorno per i tre protagonisti, dove l’abilità di Boyle,  sta nel rompere il muro che da sempre divide i buoni dai cattivi.  Per lo spettatore sarà difficile distinguere, fino alla fine, a chi assegnare il ruolo di Teseo, Arianna  e del Minotauro.  Sicuramente il buon Danny tira un po’ troppo la corda, gioca facile con un triangolo amoroso che ha lo scopo  di  scombinare le carte in tavola, spesso cadendo nel verosimile. Non mancano gli spunti interessanti, in un film che si regge sui colpi di scena, ma lascia l’amaro in bocca, quello dei film riusciti a metà.

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