“La mia professione? Scendo in ufficio e sento la sabbia sotto i piedi” Intervista al capo animatore Raffaele Santoro

Raffaele Santoro Intervista Inkblot

Sarà che, come tutti i nati negli anni ’80 , sono cresciuto con il mito dell’animatore turistico scanzonato e pasticcione, alla Jerry Calà in “Professione Vacanze” (l’abbiamo visto e rivisto tutti, chi può negarlo?)Sarà che c’è qualcosa di indiscutibilmente  romantico nella sua professione, una sorta di “bambini sperduti”  del noto romanzo di J.M. Barrie. Saltando i convenevoli del caso, è mio amico e me lo deve, visto che le sue foto di paradisi esotici mi hanno provocato parecchi attacchi d’invidia negli anni, è con vero piacere che vi presento Raffaele Santoro , capo animatore e una valigia piena di aneddoti e sogni, da disfare in questa intervista.  Buona lettura.

Candido Marinelli : – Partiamo dall’inizio, ai lettori di Inkblot piacciono le storie… Quindi sei liberissimo di “romanzare” un po’ la realtà. Come ti sei trovato a fare l’animatore nei villaggi turistici? Avevi iniziato l’università, avresti potuto continuare la professione di tuo padre, eppure qualcosa ti ha spinto a mollare tutto e partire? Cosa?
Raffaele Santoro - InkblotRaffaele Santoro : – Eh, bella domanda..Forse l’esperienza non buona con il mondo universitario , lo stimolo di cambiare vita, la voglia di evadere un po’ dalla realtà di paese e avere un’indipendenza economica, tutti fattori che sicuramente hanno contribuito. Ho iniziato per caso, volevo passare un’estate diversa dal solito e poi non sono più riuscito a smettere. Questo lavoro è come una droga, crea dipendenza, quando sei in villaggio, soprattutto verso fine stagione, non vedi l’ora di tornare a casa, ma dura pochi giorni, poi torna la voglia di partire. È un bel lavoro, faticoso e pieno di regole, però stare in mezzo alla gente e girare il mondo, potendo vedere posti splendidi, ti fa passare tutto

C.M. :- Un po’ attore, un po’ cantante, un po’ presentatore e ballerino. Ma anche costumista, arbitro,regista, arbitro, psicologo,falegname e chi più ne ha più ne metta. Ci spieghi un po’ la figura dell’animatore e il vostro lavoro tra la gente in vacanza?
R.S. : – Questa è una scuola di vita. Prima di diventare attore, cantante,Raffaele Santoro - Inkblot ballerino, ma anche falegname, costumista e regista, ti fa diventare autonomo. Impari a farti il bucato, a dover condividere e rispettare spazi comuni con gente che non conosci, poi pian piano inizi a imparare i balletti e le parti recitate. All’inizio solo parti marginali, le file di dietro, per capirci. Poi man mano cresci e se dimostri di avere stoffa, cominci ad ottenere ruoli sempre più importanti, fino a raggiungere le parti dei protagonisti principali. Per quanto riguarda invece le scenografie, li ci vuole un po’ più di manualità e inventiva. Riuscire a riciclare quello che già si ha a disposizione è importante, vitale direi. Ed è così che delle semplici porte di quella che era la cattedrale di “Notre Dame”, diventano i fianchi di uno yacht in “A qualcuno piace caldo” il film con Marilyn Monroe. E poi ? E poi ci sono gli applausi, i complimenti, le foto, che ti fanno sognare di arrivare un giorno su palchi più importanti.

C.M. :- Ci racconti un luogo particolare che ti è rimasto nel cuore nei tuoi anni da animatore? E magari anche l’incontro con un ospite che ricordi con piacere.
Raffaele Santoro - InkblotR.S. : – In realtà è difficile dover scegliere un posto piuttosto che un altro, ogni stagione ti resta nel cuore, ogni stagione è un pezzo di un puzzle che non puoi sottrarre,  perché  dietro c’è tutto un cammino di crescita che ti ha portato in quel posto, con un certo staff e un determinato ruolo. Se proprio dovessi scegliere, allora opterei per l’Egitto, perché è il posto dove sono stato di più, 10 mesi e mezzo spalmati in 3 esperienze diverse. In Egitto sono diventato responsabile dell’animazione, che mi ha dato modo di mettere alla prova, con esito positivo, l’esperienza che avevo maturato con gli anni. Per quanto riguarda l’incontro con un ospite, in realtà non ce n’è uno in particolare, incontriamo tantissima gente, ovviamente è difficile mantenere i rapporti con tutti. Facebook ci torna molto utile, a volte capita di andarli a trovare, ci invitano a casa loro. Ecco, ora che ci penso, una volta mi è capitato di essere ospitato da una coppia che ci ha anche ceduto la loro camera da letto, temevano che il loro gatto disturbasse il nostro sonno.

C.M. :- Cosa consigli ad un giovane che vuole intraprende la tua professione?
R.S. : – Ok, è un lavoro molto bello, ma è sempre un lavoro, quindi ci sono Raffaele Santoro - Inkblotregole da rispettare, orari, sacrifici, non c’è solo il divertimento, quello arriva quando lavori bene, perché c’è il momento per divertirsi, ma prima bisogna meritarseli quei momenti. La cosa più importante è che non si è in vacanza. La gente mi dice spesso “eh, ma tanto sei in vacanza!!” NON E’ VACANZA! come dico sempre io correggendo la frase “siamo in posti di vacanza”, che cambia e rende meglio l’idea. Vero, rispetto ad andare in fabbrica o in ufficio in una grigia metropoli, ho la possibilità di scendere in ufficio, togliere le scarpe e sentire il calore della sabbia che accarezza i piedi, vedo splendidi panorami con un mare mozzafiato, è sicuramente fantastico, per tutto il resto c’è la nota carta di credito della pubblicità…

C.M. :- Per concludere, come ti vedi tra 10 anni?
R.S. : – Spero non completamente brizzolato, anche se il brizzolato va di moda e fa figo, le ultime stagioni stanno facendo spuntare qualche capello bianco in più anche sul pizzetto, saranno le responsabilità e la voglia di non deludere chi mi ha dato fiducia facendomi salire di grado. A parte gli scherzi, non so se fra 10 anni sarò ancora in giro per villaggi, magari con un ruolo diverso, in realtà nessuno può mai dirlo, è veramente difficile uscire da questo mondo. Il mio sogno è quello di coltivare la passione per la recitazione e il teatro, vedremo dove porterà…

Potete seguire la pagina umoristica di Raffaele su Facebook.

Raffaele Santoro - Inkblot

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