L’arte del furto di Jonathan Sobol. Provaci ancora Matt.

Matt Dillon ci è cascato ancora. Cosa è successo a Matt Dillon ? Mi piace pensare che non sia del tutto colpa sua, forse è mal consigliato da un agente che dovrebbe cambiare mestiere o si è creato delle antipatie negli ambienti che contano ad Hollywood.   Eppure stiamo parlando di uno degli attori più talentuosi della sua generazione, quella che comprende Nicolas Cage, Tom Cruise e  George  Clooney per intenderci.  Matt Dillon continua a sbagliare film, senza ombra di dubbio. Ben lontani gli anni di “I ragazzi della 56° strada” o di “Rusty il selvaggio” (entrambi diretti da Francis Ford Coppola, non uno a  caso), quando sembrava destinato ad essere una delle stelle più splendenti di Hollywood. Colpa del  successo di “Tutti pazzi per Mary” ? Sembra che  per Matt sia stata una maledizione, rendendolo  schiavo di un personaggio piacione, furbo, inaffidabile, riproposto in tutte le salse. Sarà riduttivo, vedere per credere, ma la trama della pellicola del giovane regista canadese Jonathan Sobol,   “L’arte del furto”  (The Art of the Steal – 2013 ) , è  centrata proprio sull’interpretazione  della “maschera” più nota dell’attore statunitense. Il cast del film è di buon livello. Oltre al già citato Dillon, troviamo un Kurt Russel ,che già da tempo ha dichiarato guerra all’invecchiamento, senza esclusioni di colpi o punturine, Jay Baruchel, giunto ad un bivio nella vita professionale, non può interpretare per sempre l’apprendista e Terence Stamp, uno che nella carriera professionale è passato da Fellini e Pasolini ai film per famiglia della Disney, con la capacità di riuscire a caratterizzare ogni personaggio interpretato, protagonista o comprimario, come solo i più grandi sono in grado (capito Matt ?). L’incipit del film non è male, anche se non splende di originalità. Dillon e Russel sono due fratellastri, un flashback spiega sin dall’inizio che tra i due non è che regni l’idillio. A causa di una truffa andata male a Praga, Crunch Calhoun (Kurt Russel) ha scontato cinque anni di carcere duro, ora da uomo libero si guadagna da vivere come stuntman. Ma l’età avanza e con gli anni anche la saggezza ha il suo peso : si può continuare a vivere sapendo di mettere a rischio la propria vita ogni giorno? Un ultimo colpo è quello che ci vuole, ma di quelli che finiscono in prima pagina. L’occasione è ghiotta, per un caso fortuito un antico libro è custodito in un ufficio di frontiera canadese.  Ovviamente non è un libro qualsiasi, ma il secondo libro stampato al mondo:  il Vangelo di Giovanni ad opera di Gutenberg. C’è un acquirente disposto a pagarlo un milione e mezzo di dollari, la vecchia banda non ha difficoltà a trovare motivi per superare i vecchi dissapori. Tra scene comiche riuscite (simpatica quella di Jay Baruchel che si finge amish per superare la dogana canadese) e meno riuscite ( quella della statua a forma di sesso femminile è da cinepanettone) il film scorre veloce  come un videoclip. Il finale non sarà sorprendente, non è mica un film di Nolan, ma lascia la sensazione che sia l’unico possibile. Ed è un punto a suo favore. Un film che perderlo o meno, non cambierà la vostra vita. Provaci ancora Matt.

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