L’autoerotismo della Travel Blogger. “Ti racconto” una storia vera.

Attenzione : per gli argomenti trattati, questo post è riservato ad un pubblico adulto e dallo spiccato senso dell’auto-ironia.

 

Settimana scorsa , questo screenshot ha fatto capolino nella pagina facebook di un Travel Blog, scatenando l’inventiva della sua curatrice, ai secoli Marianna Norillo.                                                                         Si, Candido Marinelli sono io, artefice, mio malgrado, di una polemica che sta facendo un po’ di rumore sui social. Credo che la situazione che si è “involontariamente” creata, meriti delle mie precisazioni, così per chiudere, per quanto mi riguarda, questa storia dei nostri giorni. Mettiti comodo, per questa volta niente recensioni di libri e film o interviste, questa volta Ti racconto una storia. 

Tutto è iniziato una settimana fa, stavo preparando l’intervista  ad Annalisa De Benedictis, food blogger che ho avuto l’onore di ospitare su queste pagine. Parlavamo di credibilità dei contenuti, di rapporto con i followers e web reputation, quando mi è arrivata una notifica su facebook. Era il solito profilo “fake”, ancora un volta invitava a mettere il “mi piace” alla pagina di un Travel Blog, come avevano fatto in precedenza altri due  “utenti”. Inutile che vi dica come si individua un fake, siamo tutti figli legittimi di quest’era digitale e i casi in questione erano (sono…) lapalissiani:  Foto profilo sgranate e mai “di gruppo”, post impersonali e attira like (Buongiornissimo… caffè?, per capirci) e quell’apparente venerazione per l’amica-blogger, tanto da condividere qualsiasi sua azione…

Qui si chiamava Elena… Poi ha deciso di cambiare…

 

Domanda facile: Chi sono i primi followers a commentare i post di “Ti racconto un viaggio” come se non avessero altro di meglio da fare nella vita? Bravissimi, ci siete arrivati!

Come vi ho detto prima, non è l’unico profilo fake, utile, così crede, ad accrescere i consensi. 

Provate pure a muovere una qualsiasi critica, dopo qualche minuto vi arriverà la difesa a spada tratta del follower-tifoso (che poi potremmo chiamare Marianna, per comodità….) .

Le mie parole, volutamente sarcastiche, hanno provocato l’ira della travel blogger, sconfinando in una difesa volgare e ridicola. A questo punto, le sue parole si spiegano da sole.

Davvero c’è bisogno di utilizzare questi sotterfugi per trovare il proprio posto sul web? Che credibilità ha per un lettore o per un ente privato o pubblico una recensione fatta da chi collezione “cuoricini”, “like” e complimenti da utenti che non esistono?  Trattasi di autoerotismo, l’illusione di un consenso che compromette il concetto originario di “comunicazione”. Che cosa significa comunicare? Comunicare, in questo caso, vuol dire diffondere informazioni su di sé, avere un aspetto che viene interpretato da chiunque sia presente. Per poter bene interagire con il nostro prossimo, ai fini più disperati, dobbiamo usare “linguaggi” rispettosi, trasparenti. La reputazione sul web non dipenda dal numero di like ma dalla credibilità. David Weinberger ha dichiarato: “iniziamo ad essere credibili nel momento in cui siamo trasparenti e ammettiamo di non essere infallibili”.  

Capito Marianna, Paola, Elena, Gaia, Marco e chi più ne ha ne metta? 

Buona vita!

 

 

 

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