L’ultimo re di Scozia di Kevin Macdonald. La storia romanzata di Idi Amin Dada.

L'ultimo re di Scozia

C’è stato un periodo nello scorso decennio , in cui gli sceneggiatori di Hollywood hanno fatto incetta di storie provenienti dall’Africa. Romanzandole, ovviamente, ottenendo buoni risultati di critica e pubblico. Hotel Rwanda (2004), Blood Diamond (2006) e L’ultimo re di Scozia (2006) , costituiscono un filone di pellicole a stelle e strisce, che sembrò volesse accendere un riflettore sulla storia recente del continente africano. Una storia taciuta, spesso ignorata. Ora possiamo dire che fu solo una coincidenza. O peggio : una moda. Basato sul romanzo più noto di Giles Foben, di cui conserva il titolo, L’ultimo re di Scozia di Kevin Macdonald , ci riporta nel 1971, anno dell’ascesa al potere in Uganda, con un colpo di stato, del generale Idi Amin Dada. Le prime scene del film sono  molto lontane dal cuore dell’Africa. Ci viene presentato Nicholas Garrigan (James MacAvoy nel suo primo ruolo importante), giovane scozzese, laureato in medicina , oppresso da una vita monotona ed in cerca di emozioni forti. Forse l’Uganda non era nel suo destino, la prima volta il dito sul mappamondo si è fermato sul Canada come destinazione. Sulla seconda , l’Uganda appunto, non ha avuto tentennamenti. L’Uganda rappresenta una sfida professionale molto affascinante per lui. Poi , per carattere, Nicholas rappresenta in pieno la superficialità e l’arroganza del colonialismo occidentale, questo emerge dal suo ignorare la storia  recente dell’Uganda e dal suo essere un seduttore incallito, che si tratti delle bellezze locali o della moglie del dottor Merrit, il responsabile della missione in cui lavora. Sarà il discorso pubblico del generale Amin, a cui assiste affascinato Nicholas, a dare una svolta significativa alla trama. Un incontro fortuito, l’auto presidenziale investe una mucca e Nicholas è l’unico dottore nei paraggi. Tra i due scatterà ben presto una particolare simpatia, quasi un’alchimia, suggellata dalla risolutezza di Nicholas, che sfila la pistola dalla fondina del generale e fredda la mucca agonizzante. Quello che poteva sembrare un gesto scellerato, è visto di buon occhio dal generale, che venuto a conoscenza delle origini scozzesi del ragazzo, popolo di cui ammira lo spirito e condivide l’avversione verso l’Inghilterra, gli propone lo scambio della sua camicia da generale con la t-shirt che indossa. Il giorno dopo Nicholas verrà inviato nella residenza presidenziale, c’è una proposta irrinunciabile per lui : il posto del medico personale del Presidente. Nicholas non sarà certo immune alle lusinghe del Presidente. Potere, denaro, donne ed auto di lusso : sarà l’inizio del suo inferno. Il film si basa sul punto di vista di Nicholas, le sue emozioni saranno le nostre, tanto da compiere un viaggio insieme. Risulterà una persona ingenua, tanto soggiogata dal fascino di Amin, quanto superficiale ed incapace di guardare la realtà oltre il bel giardino della sua casa. Sarà la morte per volere del generale di un personaggio a lui molto caro, a provocare la sua ribellione nell’epilogo. Emblematica la scena in cui Nicholas si sporca le mani di sangue in un container in cui vengono giustiziati dei ribelli, farà finta di nulla fino a quando potrà ottenere profitti (non vi ricorda la storia dell’Imperialismo coloniale occidentale?).No, non ho dimenticato di citare Forest Whitaker. Ho solo pensato che meritasse un capitolo a se. La magistrale interpretazione del generale Amin , gli valse la vittoria della statuetta dorata più famosa del mondo. Quando Whitaker è in scena, la telecamera del regista induce sui primi piani, oscurando le altre presenze sceniche. Tic nervosi, smorfie di scherno, sudorazione, tutto è enfatizzato per dare risalto alla personalità complessa del dittatore. Un ambiguità resa alla perfezione in ogni gesto ed ogni battuta, capace per buona parte del film, di sedurre chiunque non sia a conoscenza della sua storia. Come è successo a Nicholas, appunto.

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