“Mi piace vivere le avventure al fianco dei miei personaggi” Intervista alla scrittrice Francesca Bertuzzi

Francesca Bertuzzi - Inkblot

La realtà è che questa intervista è nata anni fa. Marzo 2013, Francesca Bertuzzi fu ospite della gloriosa libreria “Stilelibero” di Foggia, in occasione della presentazione del suo secondo romanzo “La Paura” (Newton Compton , editore anche degli altri suoi due romanzi, “Il carnefice” e “La belva”).  A cornice della serata, fu organizzato un piccolo concorso letterario a tema “La Paura”, di cui Francesca Bertuzzi fu giudice di gara. Il piccolo aneddoto che sto per raccontarvi, ha lo stesso spirito delle giovani eroine che popolano le sue storie. A fine serata, Francesca pretese di poter comprare la copia di uno dei suoi romanzi, spiazzando l’incredulo libraio, per darlo in dono ad una ragazzina ospite della libreria. Continua a scrivere. Mi raccomando, le disse. Un piccolo gesto, volutamente sfuggito ai tanti presenti, ma che ha la dolcezza di chi sa cosa significa difendere il proprio sogno. Buona lettura!

Candido Marinelli: -Ringraziandola ancora per aver accettato il mio invito qui su Inkblot, da suo lettore mi preme chiederle se sta lavorando a qualcosa di nuovo e magari se può anticiparci qualcosa…
Francesca Bertuzzi: –
Eccomi qui, felicissima di essere su Inkblot. Sì, sono al lavoro sul romanzo numero quattro. Sempre sulla scia del noir. Una ragazza si troverà a vivere nel limbo della coscienza un incubo a due dimensioni. L’idea è forte e la struttura complessa… Ora devo incrociare le dita e sperare che la penna sia all’altezza dell’ambizione, e in questa nuova storia ce n’è parecchia… diciamo pure che in questi mesi sto scalando il mio personalissimo Everest!!!

C.M. :Se c’è una cosa che mi diverte fare in libreria, è leggere i ringraziamenti finali. Confesso che è anche un fattore che influisce l’acquisto finale, con la lettura dell’incipit. Trovo i suoi ringraziamenti finali particolarmente interessanti e “ricchi”. Ci sono i nomi di alcune delle penne più importanti del panorama italiano e mondiale ( Romano, Strukul, Willoks, Lansdale tanto per fare alcuni nomi…). Ma anche esperti contattati per delucidazioni, compagni di scuola, familiari, il suo cane. Un modo per smentire chi pensa che scrivere sia un’attività solitaria?
F.B. : – È vero, scrivere è un’attività solitaria, io personalmente me ne vado all’isola d’Elba d’inverno, con i miei due cani, per affrontare la scrittura dei miei romanzi. Ciò non di meno, oltre alla scrittura ci sono l’esperienza, gli incontri, le persone che ti arricchiscono, che ti aiutano a tenere salda la presa sul tuo obbiettivo, i cattivi maestri e i Pai Mei che ti rendono più forte. Sono sola quando scrivo, ma nella vita ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno stimolata, sostenuta e ispirata. E loro finiscono nei ringraziamenti tanto quanto gli esperti che intervisto, perché sono parte della strada che ha portato quel romanzo alla conclusione. 

C.M. : – Il suo stile fonde registri formali, ma si mantiene fedele ai dettami di precisione e immediatezza. Immagino che ci sia un grande lavoro dietro, che permette al linguaggio parlato e a quello scritto di convivere. Quanto è affidato alla scrittura spontanea e quanto invece è frutto da schemi imposti?
F.B. : – Non sono un’amante degli schemi. Mi piace vivere le avventure al fianco dei miei personaggi e non sapere proprio ogni singolo passo che compiranno. Essendo una scrittrice noir ovviamente devo sapere dove andrà a finire la storia, chi e cosa è il male che innesca la miccia del pericolo, in modo da poter seminare gli indizi che porteranno alla risoluzione. Ma non è necessario che io sappia esattamente tutto quello che accade prima che accada. Sono necessari invece la tecnica, lo studio e la comprensione dei meccanismi narrativi per poter raccontare una storia. Una volta che li hai assimilati sarà naturale riportarli sulla pagina. In Italia non è così scontato, c’è come un equivoco sulla scrittura, come fosse una sorta di fuoco sacro che hai o non hai. In altri paesi è prassi insegnare le tecniche narrative nelle università, a volte anche nelle scuole superiori. Insegnare la tecnica sicuramente non imbriglia il genio, qualora ci sia, semmai lo rende cosciente delle proprie armi. Del resto tutti i più grandi artisti hanno fatto esperienza in bottega prima di produrre i loro capolavori. In Italia abbiamo ottime scuole di scrittura creativa ma dovrebbero essere molte di più.

C.M. : – Le sue eroine, penso a Danny (Il Carnefice), Giuditta (La Paura) o le quattro adolescenti del suo ultimo romanzo (La Belva), sono persone normali in circostanze straordinarie. Qual è la sua idea di eroe?
F.B. : – Le mie protagoniste sono outsider che si ritrovano in situazioni davvero toste e che hanno la forza di gambe e addominali per non farsi schiacciare, o per rialzarsi e ricominciare. Questa è la mia concezione di coraggio. Resistere con orgoglio e determinazione. Tenere testa alla vita, con ironia e leggerezza.

C.M. : – E poi c’è il suo rapporto con il cinema, con un certo cinema soprattutto… Ha spesso raccontato di aver capito a 13 anni di non poter fare a meno dell’adrenalina provocata dalla paura, dopo aver visto “Misery non deve morire” in tv . Il cinema, invece, che rapporto ha con lei? Tempo fa si parlava di un adattamento cinematografico del suo primo romanzo…
F.B. : – Se esiste un grande amore allora io e il cinema lo abbiamo vissuto. Adoro la pellicola. Amo tanti autori. Sono stata nutrita dalle loro storie in ogni cellula che compone il mio immaginario. E non importa poi molto il cinema cosa ne pensa di me… Mi piacerebbe vedere le mie protagoniste gonfiare il grande schermo? Cazzo, sì!!! Ma è un ballo a cui mi devono invitare e credo che le produzioni ci stiano ancora facendo un pensierino… io ho pronto il vestito buono, questo è certo.

C.M. : –  C’è una domanda che faccio sempre a chi ho l’onore di ospitare nel mio blog. Credo che sia un ottimo modo per capire tante sfumature dell’intervistato. Sono dell’idea che siamo i libri che abbiamo amato, i film che ormai conosciamo a memoria, le canzoni che sono la colonna sonora della nostra vita. Quali sono le sue?
F.B. : -Il mio romanzo preferito in assoluto è “Lolita” di Nabokov. È un libro dalla grazia e dalla ferocia selvagge. Solo il più fantasioso, sadico e brillante bombarolo poteva immaginare un ordigno così devastante. Nabokov ha aperto una ferita nel cuore pulsante dell’America perbenista, l’ha lasciata allargare fino all’Europa. Ha cambiato ogni modello di femminilità e di desiderio. Con la leggerezza e la potenza di Alì sul ring, Nabokov ha messo al tappeto ogni principio etico di una nazione.
Film: “Full Metal Jacket. Kubrick”. Il film è esattamente piombo ripieno di polvere da sparo e a mirare è un cecchino dalla precisione chirurgica. Boom!!!
Canzone: “Anime Salve”, prima ancora che conoscessi il senso delle parole, la voce di De André mi raccontava storie fantastiche. Sono cresciuta con quel timbro caldo, calmo e preciso. Ho immaginato i suoi personaggi e percorso le strade che raccontava mille volte nella mia testa, sulle sue note. Anime Salve in qualche modo è il suo saluto alla vita. Mi piace un sacco il modo in cui accarezza i suoi “Paesi di Domani”. Non so se vi ha fatto capire un po’ più di me, ma mi è piaciuto molto ripensare a queste cose. GRAZIE!!!

 

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