“Mostrare la realtà senza edulcorarla, senza fare sconti” Intervista allo scrittore Pierluigi Porazzi

Inkblot - Porazzi non ha bisogno di presentazioni, il suo libro d’esordio “L’ombra del falco” (2010Marsilio Editori) è stato, con merito , uno dei casi letterari italiani degli ultimi anni. Dopo “Nemmeno il tempo di sognare” (2013 – Marsilio Editori), il 18 giugno  è  tempo di “Azrael”. Non so voi, ma a queste longitudini si è in spasmodica attesa, considero Porazzi, una delle penne più spiazzanti del romanzo  noir italiano. Un grandissimo onore averlo ospite su queste pagine, segue l’intervista che mi ha gentilmente concesso.

Candido Marinelli : – Innanzitutto la ringrazio ancora per aver accettato il mio invito, è un onore averla ospite qui su Inkblot. Da suo lettore, conto i giorni che ci separano dall’uscita in libreria del suo nuovo romanzo, il 18 giugno ora non è così lontano. Arriva “Azrael”, pubblicato sempre dalla Marsilio Editori. Posso chiederle come è nato questo nuovo romanzo?
Pierluigi Porazzi : – Grazie a lei per l’intervista, è un grande piacere essere ospitato da Inkblot. “Azrael” è nato dall’epilogo de “L’ombra del falco”: nell’ultima pagina entra in scena un misterioso personaggio che si firma “Azrael”. Era chiaramente un finale “aperto”, che si prestava a varie soluzioni. All’epoca non avevo ancora un’idea precisa di come svilupparlo. L’intuizione mi è arrivata quasi per caso, in modo naturale, come se fosse stata progettata già dalla stesura de “L’ombra del falco”.

C.M. : – Leggere “L’ombra del falco” e “Nemmeno il tempo di sognare” è stato come essere seduto su un’automobilina dell’autoscontro: non sai mai quando e da quale lato possa arrivare l’urto. Eppure sarebbe riduttivo catalogare i suoi scritti come mero intrattenimento. Derek Raymond diceva del noir: Il noir solleva il tappeto davanti al maggior numero di gente possibile dicendo: “Non pensate anche voi che qua sotto ci sia una gran puzza di merda” Tra intrattenimento e denuncia, qual è il compito, oggi, del romanziere?
P.P. :- Mi ritrovo molto, in questa definizione di Raymond. È un po’ quello che ho cercato di fare nei miei romanzi, finora: mostrare la realtà senza edulcorarla, senza fare sconti. Una realtà che tutti conoscono da tempo, eppure sembra ancora che qualcuno si irriti se si osa dire a voce alta che “il re è nudo”. Non credo che ci sia un compito del romanziere definito a priori. Secondo me è importante realizzare qualcosa di buono, in qualsiasi campo artistico. Quando l’opera è valida, può essere di puro intrattenimento, di denuncia o raccontare una personale visione della realtà e del mondo, in ogni caso ci saranno un certo numero di lettori (a seconda dei gusti personali) che apprezzeranno l’opera e ne saranno arricchiti.

C.M. : – Come i primi due romanzi, la sua Udine e il Nord Est, avranno un ruolo da protagonista in “Azrael”. Che responsabilità ha un autore che scrive dei suoi luoghi?
P.P. : – Credo sia naturale, per ogni autore, scrivere di luoghi che conosce bene. In linea teorica si può ambientare un romanzo ovunque, anche in posti mai visitati (ci sono precedenti illustri, da Salgari a JH Chase), ma un’ambientazione conosciuta risulta più naturale sia a chi scrive che al lettore. La responsabilità dell’autore credo sia quella di raccontare ciò che vede, descrivere come sono realmente i luoghi in cui vive, e raccontare le problematiche e i conflitti. Una visione da cartolina non serve a nessuno, a meno che non si stia scrivendo un testo per un’agenzia di viaggi. C’è da considerare che, da parecchi anni, le realtà si assomigliano tutte. Fino agli anni ’70 la vita in Friuli era diversa da quella nelle altre regioni. Adesso non è più così. Viviamo in un mondo in cui i luoghi e le realtà sono sempre più omologate. Il che per certi aspetti è positivo, per altri, forse, un po’ meno.

C.M. :- Qual è la sua idea di “eroe”? Quanto un personaggio come Alex Nero è figlio dei nostri tempi?
P.P. : – La mia idea di “eroe”, di questi tempi, è quella di chi si rifiuta di accettare il marcio che vede ogni giorno. Chi non educa i propri Pierluigi Porazzi figli a essere più “furbi” degli altri perché “il mondo va così”, chi rispetta le regole, prima di pretendere che gli altri le rispettino, chi riesce a mettere la giustizia e l’umanità prima dei soldi e del potere, nella propria scala di valori. Ecco, credo che non serva un eroe pronto a sacrificare la sua vita per gli altri. Basterebbe che le tante persone accecate da preconcetti, avidità o menzogne, riconoscessero le regole basilari della convivenza sociale (rispetto, educazione, onestà) e le insegnassero ai propri figli.

C.M :Spesso mi chiedo di cosa siano fatti gli incubi di uno come lei che sa immaginarli così accuratamente per poterli riportare sul foglio bianco. Soffre di insonnia?
P.P. : – Raramente mi capita di soffrire di insonnia. I miei incubi personali sono parecchi, e riguardano sempre una perdita. Perdere le persone che amo, perdere la vista, la vecchiaia, la morte. Incubi piuttosto comuni, quindi. In tema di incubi, alcuni racconti che ho scritto in passato sono decisamente significativi.

C.M. :Mi creda, è davvero una grande soddisfazione averla avuta ospite qui. Mi piacerebbe concludere l’intervista con una domanda che di solito faccio ai miei intervistati. Sono dell’idea che siamo i libri che abbiamo letto, i film visti, le canzoni ascoltate. Quali sono le sue che l’hanno resa  Pierluigi Porazzi?
P.P :La mia formazione è stata molto varia, per quando riguarda la cultura e l’arte. Rispondo subito in merito alle canzoni; non sono un grande appassionato di musica, ma apprezzo la buona musica, di qualsiasi genere. Per quanto riguarda la formazione letteraria, dopo un’infanzia da appassionato Marvel/Corno (la casa editrice de L’Uomo Ragno e dei Fantastici 4), da ragazzo ho iniziato ad Pierluigi Porazzi - Inkblotapprezzare i classici del Giallo (da Agatha Christie a Ellery Queen), la grande letteratura italiana e internazionale (Dino Buzzati, Calvino, Levi, E. A. Poe, Fitzgerald, Hemingway, Celine), e, in seguito, i grandi autori contemporanei, non solo noir (Connelly, Deaver, De Giovanni, Lansdale, Gischler, Lemaitre). Per il cinema, apprezzo Sergio Leone (considero C’era una volta in America un capolavoro), Pupi Avati (che ho avuto il piacere di conoscere di persona e con cui sono rimasto in contatto nel tempo), Roman Polanski, Christopher Nolan e gran parte del cinema americano degli ultimi quarant’anni.
Grazie ancora della bella intervista e un caro saluto a tutti i lettori del blog.

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