“Nella terra del sole che sboccia” di Marco Gregò. Sai, è un libro strano…

“Sai, è un libro strano, con un linguaggio che può lasciare scettici, non lasciarti scandalizzare.”  – Marco

 La mia stima per Marco Gregò, vi è già nota, l’intervista pubblicata qualche mese fa, ne è una piccola prova. Eppure ha ritenuto opportuno mettermi in guardia dal suo romanzo d’esordio. “Un libro strano”, dice. E l’aggettivo “strano” ha continuato a rimbombarmi nella testa per giorni, anche dopo, a libro terminato. Pubblicato dalla casa editrice “I Buoni Cugini Editori”, Nella terra del sole che sboccia (2017) è uno di quei  esordi che ti fanno credere che ci siano ancora cantastorie in giro per il mondo, a cui bisogna dare voce. Strano, dice. Vi è mai capitato di etichettare un libro così? Quando avete usato l’aggettivo strano per definire un libro? A me è capitato poche volte, su due piedi mi vengono un paio di titoli, sono gli unici libri che ho accettato di  rileggere. “Nella terra del sole che sboccia” è un libro che non si conclude all’ultima pagina, prende un posto sullo scaffale dei libri in lettura e ritorna, nei momenti più impensabili. Un libro strano, dice, che sarebbe opportuno adottare come libro di testo nelle scuole superiori perché, ad ogni rigo, trasuda l’amore per la letteratura del suo autore. Un amore viscerale, puro, autentico di cui dovremmo nutrire le nuove leve, se  è vero che abbiamo a cuore il destino dell’umanità…  Pensate che sia un pensiero troppo pretenzioso? Forse, ma leggetelo prima che il sole tramonti.  “Nella terra del sole che sboccia” è un romanzo che deve tanto alle buone letture che hanno accompagnato la giovane vita di Marco, forte di una scrittura schietta, ancora in costruzione ma evocativa, intrisa di magia, capace di affrescare una galleria di personaggi inconsueti e seducenti. Una storia d’amore quella tra Julie e Albatro, che è lo specchio delle difficoltà dell’incomunicabilità fra uomo e donna, alimentato dalle parole non dette, da emozioni celate e messe sotto scacco dal tempo che non si farà scrupoli a farne cenere. Un caleidoscopio di emozioni che rende partecipi, forte di una voce narrante insolita ma credibile ed ha la capacità di intrattenere e far riflettere con garbo. Un libro strano, dice. Ce ne fossero di cantastorie, strani, talentuosi come Marco Gregò. Un libro che stupisce invece di spiegare, conquista senza sotterfugi ed è una promessa: Sentiremo ancora parlare di Marco e dei sui libri “strani”. Lettura consigliata, poi fatemi sapere.

N.B. Degne di nota le illustrazioni di Vieri Sorrentino, vi capiterà di riaprire il libro anche solo per rivederle.

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