Occhi al cielo – Racconto

Occhi al cieloQuesto è il mio racconto del mese di febbraio. Si, lo so, erano mesi che non ne pubblicavo uno. Spero che l’attesa sia ripagata da questo racconto, a cui ci tengo particolarmente. Come sempre, vi chiedo di farmi sapere cosa ne pensate. Grazie!

Buona lettura!

L’aria aveva il peso della notte passata e il profumo del mare. Respirò, famelico, come se avesse trascorso un tempo indefinito in apnea. Salì sulla veranda dal retro, facendo scricchiolare le assi sotto i piedi. Dietro la zanzariera, la porta era aperta.  All’improvviso una domanda gli esplose nella testa, la scacciò spalancando la zanzariera ed entrando in quella casa sconosciuta. Eppure conosceva benissimo la risposta. Una sensazione di smarrimento mista a disagio gli chiuse la gola. Si trovò in una grande cucina con il pavimento in ceramica bianca. L’arredamento sembrava risalire agli anni ottanta: un tavolo in legno con quattro sedie, la cucina con il forno dello stesso colore, il frigorifero con gli adesivi delle merendine, il tostapane vicino alla macchina del caffè. Sul tavolo, un vaso con fiori marci e una maschera da sub. Tutto era ricoperto da uno spesso strato di polvere che assumeva un colore caldo con la luce che filtrava dalle finestre sporche. C’erano due porte aperte, una si affacciava su quella che sembrava una camera da letto di bambino e l’altra su un corridoio. All’estremità del corridoio si vedeva il corrimano di una balaustra. Ebbe la sensazione che tutto fosse congelato nel tempo, abbandonato da chissà chi e trascurato negli anni. Guardò l’orologio al polso , sapeva di essere in ritardo  e attraversò la stanza senza far rumore. Proprio oltre la porta della cucina, sulla destra, c’erano le scale che scendevano nel seminterrato. I gradini erano bui, ma le indicazioni del messaggio erano chiare : Ti aspetto per il caffè, attenzione alle scale. Cercò l’interruttore. Nel momento in cui lo trovò, partì una canzone che non seppe riconoscere. Contò i venti gradini che lo portarono davanti ad una porta chiusa. Si sentiva fradicio di paura ma allo stesso tempo ridicolo come mai in vita sua. Ed ora? Avrebbe dovuto bussare? O entrare e basta? Si asciugò la fronte e si appoggiò contro la parete accanto alla porta. Nel frattempo la musica era svanita, ora poteva benissimo distinguere il rumore delle onde. Una sigaretta – pensò – avrei bisogno di una sigaretta. Non posso farmi vedere così. Girò la maniglia, ma non accadde nulla. Spinse la porta e la lasciò aperta. Per un attimo sperò di non trovarla. Per un attimo pensò di correre su per le scale ed andare via. Per un attimo serrò gli occhi fino a farsi male. Per un attimo credette di poter pilotare la propria vita. Poi la sentì ridere e lo scudo delle palpebre crollo. Lei era lì, seduto al tavolo del bar dove l’ha conosciuta tempo fa. Non si accorse del suo arrivo, o per lo meno non lo fece capire. Aveva gli occhi al cielo, persa in qualche sogno lontano dei suoi. Lui abbassò lo sguardo, fissò le pinne ai piedi e sorrise. Dunque questo è l’inferno? Non vorrei essere altrove – si disse e prese posto ad un tavolo vicino. Una cameriera dal viso gentile si avvicinò per chiedere cosa volesse e lui, senza guardare il menù, rispose : prendo le briciole della signorina. Un suono metallico gli esplose nella testa. La detonazione lo costrinse a sollevare la testa dagli avambracci e aprì gli occhi. Giaceva accasciato sul pavimento del suo soggiorno, tra bottiglie vuote, lattine, avanzi di cibo e pacchetti di sigarette arrotolati. Ci mise un tempo innaturale ad identificare il suono del telefono squillare. Da qualche punto imprecisato del suo petto ringhiò un gemito. Da quanto tempo era lì? Poi mormorò una serie di parole blasfeme e si alzò in ginocchio. Il sole impietoso invase la stanza. Da mesi non lavorava, non usciva da quel tugurio, semplicemente non viveva. Non riusciva neanche ad immaginare di poter ricominciare. Lei era andata via e lui l’avrebbe inseguita fino all’inferno. Tutto per quegli occhi al cielo.

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2 pensieri su “Occhi al cielo – Racconto”

  1. Il sentimento del tempo che scorre, la solitudine, lo smarrimento. L’impronta onirica caratterizza il breve racconto:ma sogno e realtà si perdono nell’amarezza della vita, nel bilancio crudo di un’esistenza…

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