“Oggi è molto facile essere diversi. Il difficile è essere normali.” Intervista al regista Alessandro Porzio

Intervista ad Alessandro Porzio - InkblotUn  cortometraggio in uscita , Mattia sa volare , prodotto dalla Diero Film Production con il contributo di Apulia Film Commission (Per assurdo è il primo lavoro che ho girato in Puglia) e un altro in lavorazione, su cui mantiene il massimo riserbo ( a chi mi chiede di cosa parla il mio nuovo lavoro, dico che sto facendo fantascienza), eppure sono giorni che cerco le parole giuste per presentarvi quest’intervista al giovane regista, Alessandro Porzio. Alla fine ho scelto le sue parole, dette quasi a sorpresa, in un pomeriggio uggioso, tra sigarette e caffè a raccontarmi il suo cinema. “Faccio molta fatica a parlare di me. Alla mia ragazza ho detto: Dimmelo poi quando smetterai di essere innamorata del  regista ed inizierai ad amare Alessandro. Il regista non smette mai di lavorare. Non c’è un momento in cui io smetto di essere il regista ed inizio ad essere Alessandro.”  Buona lettura.

Candido Marinelli : – Come si scrive un film?
Intervista ad Alessandro Porzio - InkblotAlessandro Porzio : – La vita è un po’ interessante e un po’ sgarbata per tutti. A renderla godibile è chi te la narra. Sai cosa penso sia importante quando scrivi? Ma non solo per quanto riguarda il cinema, per qualsiasi cosa. Semplicemente l’approccio. Quando ti avvicini bene ad una storia, poi tutto viene da se. Nessuna storia è inutile all’inizio e poi inizia ad essere interessante. Qualsiasi posto è bello, qualsiasi posto è brutto, dipende sempre da chi c’è in quel posto. Ecco i personaggi e la loro importanza nel film. E poi credo davvero che i film vengano fatti dai personaggi che poi lo sceneggiatore scrive e il regista decide di narrare a suo modo. Io personalmente inizio sempre così. Decido di narrare di un carattere, poi tutte le vicende si creano. Lascio sempre libero arbitrio ai miei personaggi. Che poi spesso scopro ragionare come avrei fatto io. Io ho questo brutto difetto: Ad un certo punto della sceneggiatura, smetto di scrivere perché ho bisogno di capire chi deve farlo. Aspetto di capire il volto, ne parlo. Ho bisogno di conoscere chi interpreta i personaggi, prima di chiudere una sceneggiatura. Magari anche andare a cena insieme, studiare come mangiano, come sorridono. Devo fidarmi a 360°. Non può essere altrimenti, sto affidando loro un personaggio su cui ho impiegato mesi di scrittura e sul set deve prendere corpo. Ecco perché è fondamentale scegliere bene un attore. Devo fidarmi della persona ancor prima dell’attore. In “Niente” (2014) ad esempio, mi sono fidato ciecamente di Filippo (Gili), perché lo stimavo come persona. Il successo di quel cortometraggio penso sia stato proprio questo. Mi piaceva come si muoveva Filippo e come Filippo riusciva a far muovere Mauro (il protagonista). La parte creativa, la parte artistica è prima di un film. Sul set bisogna essere un po’ artigiani e mostrare sicurezza.

C.M. : – Parliamo un po’ della situazione del cinema oggi in Italia. Secondo te si è persa la voglia di osare?
A.P. : – Non credo che fare un film coraggioso voglia dire fare un filmIntervista ad Alessandro Porzio - Inkblot bello. Fare un film coraggioso è soprattutto affrontare un tema coraggioso. Poi se il film è bello o brutto, quello te lo dici tu dopo o te lo dice la gente. Tantomeno ti potrà dire qualcosa il botteghino con un successo o un fiasco. Oggi in Italia un film coraggioso non esce al cinema, perché ben pochi andranno a vederlo. Per esempio “Gomorra” di Garrone è stato un successo al botteghino per l’interesse dei media , quasi morboso, che c’era sul libro di Saviano e sul suo personaggio, “La grande bellezza” ha fatto incassi dopo la vincita dell’Oscar. Questi generi di film in Italia non piacciono. Senza nulla togliere alle commedie. Ma non mi sembra corretto che tanti cinema stanno chiudendo, che Zalone vada in giro con 250 copie , forse anche di più. Lì rompi il mercato e non dai spazio ad un cinema differente. Ma attenzione: il film coraggioso può anche far ridere, non deve essere necessariamente un film pietoso, un “drammone” strappalacrime. Tutto dipende dalla scelta della tematica. Molto probabilmente si è perso il coraggio di non dire qualcosa di strano. Il cinema non deve essere consolatorio, almeno non sempre.

C.M. : – La realtà di paese, il nostro Sammichele di Bari, ti è mai stata stretta?
Intervista ad Alessandro Porzio - InkblotA.P. : – Si intuisce tantissimo nei miei lavori la mia provenienza, di questo ne vado orgoglioso. Escluso “Rumore Bianco“, gli altri lavori sono pieni di umanità, zero glamour. Sai, oggi è molto facile essere diversi, il difficile è essere normali. L’aggettivo “normale” sembra quasi offensivo. Credo che sia molto più difficile la ricerca della normalità in un personaggio che calcare la mano, caratterizzarlo, costumarlo in una certa maniera. Mi piace narrare le vicende dei deboli. Ed è in questo che sono grato a Sammichele, alla sua semplicità, alle chiacchiere della piazza, all’omogeneità dei bar. Vedo il mondo con occhi differenti che solo chi è nato in realtà simili può capire. I salotti patinati annoiano profondamente, cerco proprio di evitarli. Quando inizi a lavorare ti accorgi che puoi fare il tuo lavoro ovunque, non necessariamente alloggiando a Roma. Se hai passione, voglia di fare e mettiamoci anche collaboratori validi, puoi fare il tuo lavoro anche in periferia. Certo, hai una riunione e devi prendere l’aereo. A Roma ti basterebbe prendere la metro. Nel mio ultimo periodo sono sempre in giro, ma è Sammichele che continuo a chiamare casa.

C.M. : – Per un giovane che aspira alla tua professione, credi che i Social possano essere uno strumento utile per farsi conoscere? YouTube può essere un trampolino di lancio?
A.P. : – Bah… secondo me no. Non credo che la rete ti aiuti. Credo cheIntervista ad Alessandro Porzio possa essere più utile per altre esperienze artistiche, come per cantanti, gruppi musicali e musicisti in genere. Oggi se non hai un video musicale non ti ascolta nessuno. Per chi si approccia al mondo musicale può essere un buon trampolino di lancio. Io continuo a pensare che l’unico canale, per un regista, sia avere bei lavori che vengano visti e distribuiti nei Festival. Questo è il canale che consiglio. Non mi piace come idea quella di avere una mia opera su YouTube. Infatti non troverai niente di mio se non i trailer dei film e le mie esperienze alla regia di video musicali.

 C.M. : – Sono dell’idea che siamo i libri che abbiamo letto, i film visti, le canzoni ascoltate. Quali sono i tuoi titoli? Chi ha contribuito alla tua formazione professionale e culturale?
Intervista ad Alessandro PorzioA.P. :- Nel panorama musicale, riconosco che mi abbia tantissimo condizionato Fabrizio De Andrè, proprio nei miei gusti, non solo dal punto di vista artistico. Tant’è che ho tre tatuaggi in suo onore. Ad un certo punto della sua carriera , realizza “Crêuza de mä”, un album tutto in dialetto genovese a cui nessuno ci credeva e che invece è uno dei più belli della storia della musica. De Andrè tutta la vita. Tra gli scrittori, mi ha sempre incuriosito Pasolini, perché mi affascina molto il personaggio, la sua follia. Credo che sia il più grosso intellettuale che l’Italia abbia avuto e se ne sono accorti solo alla sua morte. “Petrolio” è un romanzo bellissimo. Poi “Musica per organi caldi” di Bukowski. Mi piacciono questi autori “di periferia”, si è capito, no? Per il cinema, ti faccio una piccola premessa. Anche a me piace Lars von Trier , ma è una realtà troppo distante dalla mia. Non posso ispirarmi ad una cultura che non è e non sarà mai la mia. Il mio percorso è stato fortemente condizionato da Bertolucci e ammiro molto Garrone.

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