Tanti Auguri Piccola ! (restyling) – Racconto

Questo racconto ha partecipato, non accedendo neanche alla fase finale, al PREMIO MONTONICO – OPERA PRIMA. Un po’ per pigrizia (è stato inviato il giorno stesso della scadenza) ma soprattutto perché ci credo molto, non può essere ritenuto un “inedito” assoluto. Su queste pagine è già stato pubblicato e mantiene lo stesso titolo. Quel che cambia è dettato dal regolamento del premio. Buona lettura.

Mise le mani sul volante e si imbambolò a fissare l’Arbre Magique alla mela verde.  Da quanto tempo è lì?  Lo prese tra le dita. Grattò la superficie con il pollice, magari riusciva a recuperare la fragranza. Fu tutto inutile, certe cose non tornano quando più le desideri.  D’estate, Bea profumava di mela verde. Te lo ricordi, vero? Strinse le palpebre con forza, quasi ad ammonire le lacrime dei ricordi. Era il giorno giusto per farlo, la pioggia era la conferma che qualcuno dall’alto vegliava su di lui. Prese un’altra boccata di quel liquido in cartone che qualche presuntuoso aveva avuto l’ardire di chiamare vino. Giù, fino a sentirne il calore. Però domani smetti di bere. Bea da lassù sarà orgogliosa di te. Soppesò il cartone, restavano ancora poche sorsate. Decise di scimmiottare il suo passato da sommelier. Tenne la testa lievemente piegata all’indietro e le labbra leggermente spinte in avanti, introdusse lentamente nel cavo orale un piccolo quantitativo di vino. Attese la risposta della punta della lingua, quindi lasciò defluire il liquido sui bordi, per captare altre percezioni. Scoppiò a ridere, sporcandosi di vino. L’attesa densa di quella mattina era giunta all’epilogo. L’orologio sul cruscotto lampeggiava le sette e cinquanta minuti. Dieci minuti e quel grassone avrebbe tirato su la saracinesca della gioielleria, puntuale come i suoi orologi da più di mille euro. Te ne bastano un paio e potrai ricominciare a vivere altrove. Tu e la piccola Scarlett. Fu Bea a sceglierle il nome, pochi istanti dopo che venne al mondo. Diceva che la loro piccola principessa aveva la stessa bocca di quell’attrice americana di cui non si ricordava mai il cognome. Eppure quei rottinculo dei suoi suoceri continuavano a chiamarla Vittoria, come se i nomi dopo la virgola avessero qualche importanza. Un giorno li vide tutti e tre  mentre davano da mangiare alle anatre spelacchiate del parco. La sua Scarlett sorrideva in braccio alla nonna e quel finocchio di suo suocero continuava a chiederle : Ti piacciono le anatre, Vittoria? Ma quanto sono belle, Vittoria? Dicono che tu non possa badare a lei. Dicono che sei un fallito alcolizzato e che Scarlett sia più felice con i tuoi suoceri. Bea non lo avrebbe permesso. Sei tu il padre, no?  Domani la loro principessa compierà cinque anni. Tanti Auguri Piccola!  Aveva studiato il piano per giorni, nei minimi particolari. Non poteva fallire. La gioielleria era poco distante dal nido di Scarlett, sarebbe arrivata con la nonna alle otto e trenta.  Doveva prelevarla in quel momento, nel caos di mamme isteriche e bambini frignoni. E poi via, lontano, per sempre, insieme. Daremo a Scarlett un compleanno con i fiocchi, lo ricorderà per sempre. Sarà l’inizio di una  nuova vita, te lo meriti. Adesso tocca a te. Accese il motore e partì. La sua macchina gli sembrò ruggire, pronta a sbranare la preda. Si scolò quello che restava nel cartone promettendo a se stesso a Bea e a Scarlett, che sarebbe stata l’ultima volta che toccava un vino così scadente. Non sei mica un alcolizzato, tu. Puoi smettere quando vuoi. Ora però, vai.  Avrebbe guidato per ore, se fosse stato necessario. Senza stancarsi mai. La pioggia diventò ancora più forte, eppure si sentiva così tranquillo, così sicuro di farcela. La lancetta del contachilometri toccò i centotrenta. Il mondo gli schizzava ai lati e sentiva che faceva il tifo per lui, con cori da stadio. Uscì dalla sopraelevata e poi imboccò via Kennedy. La gioielleria era  lì, la saracinesca alzata. Proprio davanti al muso della sua macchina. Come faceva quella canzone che Bea cantava sempre?  Dai, cantiamola insieme ! E schiaccia quel pedale!  “… il più grande spettacolo dopo il Big Bang … Il più grande spettacolo dopo il Big Bang… siamo noi, io e te …” urlò prima dello schianto. La ruota destra colpì il marciapiede . La macchina cominciò ad avvitarsi su se stessa, finendo la sua corsa su un bidone verde per la raccolta del vetro. Sfondò di testa il parabrezza. Volò per alcuni metri, fino all’ingresso di un’elegante pasticceria. Rimase lì, a braccia aperte. Avresti dovuto mettere le cinture, fesso! Ora però alzati e va almeno a comprare la torta per Scarlett. C’è una pasticceria qui vicino. Una ragazza che passava da lì con il suo cane, raccontò che lo vide sollevarsi, come resuscitato. Al posto del volto aveva una maschera di sangue e schegge di vetro. Era impossibile distinguere occhi e bocca. Crollo dopo pochi passi e la morte se lo prese così, sotto la pioggia incessante, con la mano protesa alla vetrina con le torte in mostra. Tanti Auguri Piccola!

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