“Un libro sopravvive sempre a chi lo scrive.” Intervista a Claudio Santovito.

” Il tempo passa, dici? Ah, no! Ahimè, il tempo resta, noi passiamo.”  Sono dell’idea che ad Henry Austin Dobson, l’autore di questo famoso aforisma sul tempo qui citato , il romanzo d’esordio di Claudio Santovito, “Tempo da dimenticare”  (Sentieri Meridiani – Edizioni), sarebbe piaciuto molto. Come è piaciuto a me d’altronde. Eppure ero molto scettico al momento dell’acquisto. Come si è permesso di ambientare il suo romanzo nella mia Sammichele? Un forestiero per giunta! Eppure, con mia sorpresa, Claudio Santovito è riuscito a “dipingere” il mio piccolo paese con tonalità nuove, rispettando la sua storia.

– Scrittore, giornalista, un blog che negli anni è diventato un punto di riferimento per tutti gli appassionati di aviazione e trasporto aereo, ‘Notizie dal cielo’ . Mi permetto di aggiungere, uno dei più grandi fans di Claudio Baglioni. Ho dimenticato qualcosa? Cos’altro dovrebbero sapere di te i lettori di Inkblot?

In poche righe hai dato un’eccellente descrizione di meClaudio Santovito, evidenziando due mie grandi passioni: quella per gli aerei e per l’aviazione in generale, che mi ha spinto a focalizzarmi sempre di più su questo argomento, tanto da scrivere su testate specializzate e dedicare un blog. E quella per Claudio Baglioni, i cui testi e brani hanno accompagnato la mia vita e mi hanno permesso di comprendere alcuni aspetti dell’esistenza e della quotidianità che da ragazzo – cantando un pò da karaoke – non riuscivo a distinguere. Per il resto – lo dico a beneficio dei lettori di Inkblot, che saluto – mi occupo anche di cronaca, attualità e curiosità dal mondo. Senza mai smettere di trasmettere e cercando di conoscere processi e sviluppi del mondo della comunicazione che, con l’avvento dei social network, è in continuo divenire”.

Andiamo subito al dunque, esigo una risposta soddisfacente su questa questione. Come diavolo ti è venuto in testa di ambientare il tuo romanzo d’esordio, “Tempo da dimenticare”, nella mia Sammichele?

Claudio Santovito - InkblotDevo dire che non è stata una scelta casuale. Nel senso che è stato il tuo paese a parlarmi. Sai che per questioni personali frequento Sammichele da anni, però un giorno ho smesso di seguire le strade più battute e mi sono avventurato in quelle meno note, nel centro storico. E ogni pietra, ogni chianca mi trasmetteva qualcosa. Le pietre sono lì da anni, ne hanno di storie da raccontare. Tanto valeva, sedersi ad ascoltare. Poi, il castello, con la sua maestosità e la sua storia. Nel caso di ‘Tempo da dimenticare’, avevo in mente da tempo la storia di due amici con un passato, se non burrascoso, almeno con degli interrogativi da risolvere. E allora decisi che era qui che dovevo raccontare la mia storia: da un lato Bari, con la sua modernità, con la dispersione tipica della città; dall’altro Sammichele, con la sua vita a misura d’uomo, con lo scrigno delle tradizioni da tramandare. La memoria del passato contro l’inquietudine del futuro”.

-“Tempo da dimenticare” è un romanzo giallo atipico. Il lettore giunge alla soluzione dopo aver percorso il doppio binario di due storie contrapposte, il giovane amore di Marta e Marco e un’amicizia difficile da rinsaldare tra quest’ultimo e Federico. Ma doppia è anche l’ambientazione e il registro usato nella narrazione. Come è nata questa idea? Ci spieghi un po’ questa scelta?

E’ un romanzo che mi hai portato via molto tempo: a livello315667_283305618349133_1253463111_n strutturale, prima ancora che a livello di fabula e intreccio. La complessità del registro stilistico, dove a sezioni sequenziali e numeriche si alternano sezioni alfabetiche e apparentemente fuori dal tempo, è stata voluta per coinvolgere il lettore nel labirinto delle sensazioni provate dal protagonista Marco, mio luogotenente all’interno del romanzo ma non unica proiezione del mio io lirico. Volevo costringere il lettore a perdersi: del resto, soltanto perdendoci possiamo ritrovarci. Passato e presente si alternano, così come i dualismi paese-città, ragione e sentimento. La verità c’è, ma va sudata e meritata. Niente è come sembra, specie se ci si lascia obnubilare da parole al vento e non da fatti verificati, incomprensioni che possono portare a rompere un’amicizia fortissima. Ho voluto condurre il lettore – passo dopo passo, ma sempre più velocemente – alla soluzione del giallo. Non ci sono vincitori nè vinti, perchè l’unico vincitore è il tempo. Il tempo vince sempre perchè ha il tempo dalla sua parte”.

 –Secondo te, quali sono gli elementi che rendono Bari una città noir?

 Ho avuto la fortuna di visitare le principali città italiane ed europee. E ho notato come di notte le città cambiano. Senza scomodare ‘Le città invisibili’ di Calvino, luci, colori e sapori nelle città in versione notturna assumono connotazioni altre, suggestive, noir. Danno un altro aspetto delle città. E Bari rientra a pieno titolo in questa metamorfosi: il lungomare, la città vecchia, i giardini, i chiaroscuri dark di alcuni quartieri. La notte copre, le luci generano ombre, mistero. Ma non solo in accezione negativa, sia chiaro. La notte dà forza perchè si pensa di non essere visti, ci si può nascondere a tutti, tranne che a se stessi. Bari e Sammichele sono al centro della storia e non soltanto uno sfondo sbiadito, sono due luoghi capaci di evocare sensazioni, emozioni. E di viverle in prima persona”.

-“Tempo da dimenticare” è stato pubblicato nel 2011. Ringraziandoti per la tua disponibilità, ci fai un resoconto di questa tua prima esperienza? Mi piacerebbe sapere anche se ci sono progetti futuri in ballo.

Sin da quando ho presentato il libro la prima volta, mi è sempre stato303387_454917461187947_2001025179_n chiesto: ‘quando esce il prossimo’? Bè, io non sono un distributore automatico di storie. Ho bisogno di tempo, di serenità, di ispirazione. Scrivere non è un lavoro come gli altri, non puoi impostare turni e tempi. Presto ci sarà un nuovo romanzo, sempre noir, ma solo quando capirò che sarà in grado di generare emozioni al lettore, di farlo ridere o piangere per qualche ora. Quanto al resoconto, inutile nasconderti che è stata un’esperienza incredibile. Ho conosciuto tante persone, che hanno deciso di dedicare un’ora del loro tempo ad un perfetto sconosciuto. E anche le mail di chi ha letto ‘Tempo da dimenticare’, gli apprezzamenti, le confidenze, sono stati un grandissimo regalo che porterò sempre con me. Spero di poter ricambiare l’affetto ricevuto con un’altra opera che legittimi la fiducia accordatami. Un libro sopravvive sempre a chi lo scrive: e se un giorno – lontano – qualcuno troverà un mio libro in una cantina polverosa e deciderà di dargli una chance, io sarò là con lui”.

 

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