Una notte troppo buia – Racconto

Una notte troppo buia - Inkblot

Il racconto del mese di maggio. Buona lettura!

Quel che vide al suo risveglio fu una notte troppo buia.
Il suo corpo era sveglio già da qualche minuto, ma i suoi pensieri restarono ovattati ancora un po’, confusi da un dolore sordo che le martellava le tempie, confinandola in uno stato di incoscienza.
Furono le stelle a riportarla in se. Per lo meno quello che all’inizio scambiò per una rassicurate volta celeste.Come in una notte priva di nubi, la sua visuale fu attratta da aghi di luce che fendevano l’oscurità. Riuscì ad adattare lo sguardo e i punti davanti a se diventarono due squarci di luce tra loro paralleli.
Con gli occhi fissi a quella che capì si trattasse di una porta chiusa, cercò di orientare i suoi pensieri, con la morsa dell’orrore che stringeva sempre più e la costringeva a non ricadere in uno stato di incoscienza. Quando tentò di mettersi seduta, si rese conto che qualcosa le teneva stretta la caviglia sinistra.
Al tatto riconobbe la ruvida canapa di una corda, che seguì fino ad un anello di ferro fissato al pavimento. Era stata legata. Si ritrovò a sentire le sue urla come se non fossero le sue. La sua lingua, la sua gola, come ogni parte del suo corpo, sembrarono scollegati tra loro, indipendenti dal cervello incapace di dare ordini.
Dove sei Novella?
Cominciò a decifrare i suoi pensieri quando non ebbe più fiato da esplodere , con la gola arsa dalla sete. Da quando sei qui?
Aveva freddo, ma era sopportabile.
Le mani costatarono l’integrità dei jeans e della camicetta e lo considerò un buon segno.
E ricordò. Di colpo la corda, le urla e quell’oscurità di aria viziata, impregnata di un odore forte, andarono a completare una sequenza di immagini a cui non sapeva dare tempo e spiegazione.
La sua mente proiettava immagini mute come tessere di un mosaico mnemonico che, pian piano, si ricompose nel film dei suoi ultimi ricordi. Era nel suo attico a Roma, ci abitava ormai da due anni, da quando si era trasferita dalla Puglia dopo aver vinto quel talent show di successo. Stava aspettando Carlo Presti, il suo agente e forse unico amico in quella selva di opportunisti e ruffiani di cui aveva scoperto fin da subito fosse pieno il mondo dello spettacolo.
Al telefono le sembrò molto entusiasta, quasi su di giri pensò, aveva un nuovo pezzo da farle ascoltare.
“Questo è una bomba, credimi. Questa canzone ti farà balzare in testa nella classifiche. Sono certo che possa essere uno dei tormentoni della prossima estate. Sono lì da te tra un’oretta”.
Non volle sentire spiegazioni. Non accettò neanche di rimandare a domani quell’incontro e fu costretta a rivestirsi. Quando le arrivò la telefonata, erano le 22.30, era in pigiama e alla tv c’era un film strappalacrime.
Da due mesi non usciva molto di casa. Aveva anche deciso di troncare la relazione con quel difensore belloccio della A.S. Roma di cui si era parlato molto sulle riviste spensierate da donnine sognanti e un po’ frustrate. Sua madre sarebbe tornata l’indomani, era dovuta partire per il funerale di una sua lontana cugina, ma dopo la cerimonia funebre, avrebbe preso il primo aereo e sarebbe tornata a Roma.Cercò di ritrovare quella voce che era stata la sua fortuna ma che in quei due mesi aveva maledetto.
Si ricordò il titolo dell’articolo di giornale che raccontava del suo trionfo.
“Ecco a voi Novella. Il nuovo talento della musica italiana. “
Cominciò ad urlare, chiamando Carlo, la mamma Dina. Chiunque. Non arrivò nessuno.
Con uno sforzo, si impose di smettere. Concentrati. Respira profondamente.
Tremante, tornò con la testa agli ultimi ricordi.
Il citofono squillò dopo un’ora esatta. Carlo è sempre stato molto puntuale. Davvero un maniaco.
“Sali, ti aspetto. Voglio credere che tu abbia davvero qualcosa di straordinario da farmi sentire. Ah, spero che tu abbia già mangiato. Non ho niente in frigo, domani mando mamma a fare la spesa”
Aprì la porta del suo appartamento e attese Carlo comodamente sul divano.  Si ritrovò di fronte la figura di un uomo con il volto coperto…Oh Gesù, Aiuto. Non è possibile. E invece lo era.
Cominciò ad allungare le mani per tracciare i confini della sua prigione, nei limiti in cui la corda le imponeva. Scoprì alle sue spalle un muro ruvido, roccioso, ma sugli altri lati le sue mani non potettero toccare nulla. Nel buio, il suo piede urtò qualcosa, sentì un tonfo. Urlò.
Non successe nulla. Si fece coraggio e si chinò per trovare sul suolo l’oggetto. Era una sedia di legno. Il pensiero che qualcuno fosse stato seduto a fissarla mentre era incosciente, scoppiò nella sua testa come un tuono, permettendo al terrore di sopraffarla per qualche minuto.
Non riuscendo a strillare come avrebbe voluto, si mosse a tentoni fino a raggiungere il muro. Strinse le gambe intorno al petto, tra i singhiozzi che precedono le lacrime.
Nella disperazione, la memoria scovò il suo ricordo più terribile. Non che ci volesse tutta questa bravura, quel ricordo era stato sempre lì negli ultimi due mesi.
Me lo aveva promesso. Disse tra i singhiozzi. Mi ha preso.
Sentì il suo alito fetido sulla faccia. Il suo corpo enorme sul suo che la schiacciava al muro. Il buio della notte e il silenzio che non riusciva a rompere con le sue grida di aiuto.
“Ora ti faccio cantare io, amore mio. Così impari a denunciarmi”
L’incubo era iniziato un annetto fa con una serie di cuoricini postati sulla sua bacheca ufficiale di Facebook. Niente di cui preoccuparsi, era inondata da cose del genere. Il suo primo cd stava segnando vendite pazzesche,il suo tour registrava il tutto esaurito ad ogni tappa. Il sogno coltivato sin da bambina stava diventando realtà.
Poi arrivarono i mazzi di fiori per lei alla sua casa discografica, si firmava “Il tuo vero amore”.
Se lo ritrovò dinanzi un giorno alla Feltrinelli di Bari, era nel suo paese natio per presentare la sua biografia “La forza di un Sogno” e come al solito, era stato un trionfo di pubblico. Lui, grosso, stempiato, con un sorriso da buono si presentò come il mittente misterioso. Novella sorrise fingendo di essersene ricordata, lo ringraziò cercando di farlo sentire importante, come la sua professione impone da copione.
“Al mio Vero Amore. Buona lettura. Novella. ” Le sembrò il modo giusto di firmagli la sua copia.
Con un sorriso che non era mai svanito, lui ringrazio, scattò una fotografia con il suo cellulare e strinse tra le braccia flaccide il suo libro.
A presto Amore mio” si girò e Novella lo seguì con lo sguardo nella folla per un po’, chiedendosi quanti anni aveva e se avesse un amore vero ad attenderlo al suo ritorno a casa.
Era stato Carlo ad accompagnarla in questura per denunciarlo.
Una mattina trovò una lettera a lei indirizzata, conteneva l’ultima copia di Novella 2000. In copertina, un bacio che conosceva, aveva anche accettato di mettersi in posa per i fotografi. Lei era la cantante più acclamata dal pubblico italiano, lui il terzino sinistro della Roma, prossimo alla convocazione in Nazionale. Manna dal cielo per i giornalisti gossipari, era la coppia più glamour del momento.
Sul suo volto era stata fatta una croce con un pennarello rosso. Dalla busta cadde un foglio , lei si piegò a prenderlo per poterlo leggere.
Brutta stronza troia. Mi stai sputtanando davanti a tutti.
Ci mise un po’ per capire cosa ci fosse scritto, la calligrafia era pessima.
” Devi stare calma Novella, sei da troppo poco in questo ambiente. Ormai il successo di un’artista è direttamente proporzionale al numero di denunce fatte per stalking. Vedrai che sarà il solito mitomane, scomparirà come è apparso. Devi solo concentrarti sul concerto di giugno all’Olimpico. Ci penso a tutto io”
Carlo è il padre che non ho mai avuto. Carlo vieni a salvarmi.
All’improvviso una lampadina si accese, svelando i contorni della sua prigione.
Quello che l’olfatto aveva intuito, ora era confermato dalla vista. Era rinchiusa in cantina. Nelle narici il forte odore non faceva altro che aumentare la sua sete.
La stanza era spoglia, a parte il sudicio materasso sul quale era stata stesa e la sedia di legno . Sui muri ai suoi lati notò i suoi poster , quelli che si regalano con i giornali per adolescenti, gonfi di umidità.
Davanti a lei una scala di quindici gradini. Il gradino più alto conduceva quasi subito ad una piccola porta, che fissò pensando che si potesse aprire per esasperare il suo incubo.
Era ovunque. Ad ogni presentazione del libro, sotto il palco di tutti i concerti in giro per l’Italia, ad ogni incontro con il pubblico e la stampa. Era lì, la fissava con quel sorriso perso nella sua mole.
Ma negli incontri pubblici si sentiva sicura, Carlo aveva assunto un importate agenzia di vigilanza privata solo per lei . La cosa non fece molto piacere ai suoi molti fans .
Fu una foto a farle prendere la decisione di denunciare il tutto in questura. Carlo aveva provato a dissuaderla, temeva le reazioni della stampa che avrebbe creato un castello in aria se solo avesse saputo qualcosa. Ma tra le lacrime, Novella chiese di essere accompagnata in questura.
Questa volta non poteva tacere, non riguardava solo la sua vita. Sulla foto c’era sua madre intenta a stendere i panni. Con il solito pennarello rosso c’era scritto : Torna a casa troia o sarà peggio per te.
Mamma mi starà cercando. Non avendomi trovata, avrà dato l’allarme. Poi la musica incominciò a diffondersi .
Proveniva dalla sua destra, pensò che ci fosse un trasmettitore coperto dai poster.
Ma conosceva bene quella canzone e forse un po’ se l’aspettava.
Le note di” Il mio destino“, il singolo che le aveva permesso di vincere il talent, rimbombavano nella sua prigione. Per qualche minuto restò ad ascoltarla immobile, ad occhi chiusi come se cercasse rifugio nella canzone che le ha dato il successo sognato.
Poi la canzone finì ma dalle casse si diffuse una voce nota. “Buon giorno amore mio, ti avevo promesso che ci saremmo rivisti, no? Sto arrivando”
Crollò a peso morto sul materasso come se fosse stata colpita da un proiettile.
Cosa vuoi da me? Cosa ti ho fatto? “Cosa vuoi da meee! esplose con tutto il fiato che ancora aveva in corpo.

2.

Non troppo distante da lì, una mano destra accarezzava uno schermo. La sinistra si allisciava il pizzetto canuto , consapevole che fosse un gesto molto scenico.
” Brava la mia bimba. Fai vedere il fuoco che hai dentro”
Era circondato da suoi quattro collaboratori, tutti intenti ad operare sui computer .
Rivolgendosi alla sua sinistra, chiese: “A che punto siamo ?”
“Siamo in pausa compensatoria, il miocardio è in condizioni di refrattarietà. Siamo in piena fase di extrasistoli atriali. Siamo pronti a dare inizio alla danze” rispose il giovane occhialuto.
“Bene, dite a quell’energumeno di prepararsi ad entrare in scena. Oggi niente deva andare storto”
” Lo spero Dottore, sono tre giorni che mi fa vedere lo stesso film”
” Signor Presti , non si preoccupi , i tempi sono maturi. Presto riavrà la sua gallinella dalle uova d’oro.” Un sorriso serrato si stampò sul suo viso, mettendo ancor di più in mostra le rughe del suo volto.
“Sono anni che studio le paure che affliggono l’uomo. So cosa succede al suo corpo. Riconosco le pulsazioni del cuore, solo guardando un bambino terrorizzato da un cane o da qualsiasi altro motivo, potrei dirle con esattezza a quanto ammonta la gettata cardiaca. Il suo non è certamente il caso più complicato che io abbia risulto” disse compiaciuto il dottore.
“Ho gettato da aerei in volo gente che al solo pensiero di volare aveva i brividi, ho rinchiuso in spazi angusti pieni di ragni di tutte le specie, gente affetta da aracnofobia . E le dico di più. Ieri ho saputo che un mio vecchio paziente è prossimo alla laurea in odontoiatria. Da ragazzino aveva una paura fottuta per i dentisti…”
“Ok, sono sicuro di essermi affidato alla persona giusta . Ma questo non toglie che sono tre giorni che proviamo la sua “cura” sulla mia Novella. E sono tre giorni che finisce sempre allo stesso modo”.
Come le stavo dicendo – riprese stizzito il suo monologo – sono anni che faccio il mio lavoro. Qui non stiamo parlando di una semplice influenza. Siamo delle macchine perfette , ma tra noi differenti. Dobbiamo solo portare all’apice la tensione emotiva della sua protetta e costringerla a reagire. “
“Non abbiamo tanto tempo, come le ho detto, la pago e tanto, per questo motivo. Il concerto di giugno è ormai prossimo, sarebbe un fallimento per me se quella sera Novella non si presentasse sul palco.”
” Stia tranquillo. Oggi sono sicuro che vedremo la nostra bella bimba reagire. Ah, ecco il nostro primo attore. Come stai Donatone, hai studiato bene la parte oggi?
Un uomo dalla grossa mole si avvicinò ai due senza salutare.
” Vedo che sei già nella parte, ok , fammi un sorriso e ricorda: se non sai che dire, fissala e sorridi. Se le cose vanno male, interveniramo noi facendole fare un bel sonnellino. Niente colpi di testa, mantieniti al copione”
Donatone sorrise e annuì al dottore, passò una delle sue grosse mani sui radi capelli e si diresse alla porta che conduceva alla cantina.
” Mi raccomando Donatone, strapazzamela! Esci l’uccello se credi che sia giusto.” gridò Presti. Poi si girò verso il dottore “Certo che è proprio uguale a quello originale, la prima volta che l’ho visto ho pensato che fosse proprio lui in licenza dal penitenziario. “
Il Dottor Melchiorre riprese ad allisciarsi il pizzetto, fissando lo schermo : ” Niente deve essere lasciato al caso. L’incubo deve essere perfetto. E se non ci riusciamo ancora oggi, domani sarà ancora meglio” concluse sfilando il pacco delle Marlboro dal taschino. Ne offrì una a Presti, che accettò.
“Si metta comodo. Lo spettacolo sta per iniziare”
Mentre Donatone scendeva con calma le scale della cantina ,già inchiodando al muro, con il solo ghigno, la sua preda, giunse Stella , la segretaria personale del dottore.
“Mi scusi Dottore, so che non vuole essere disturbato quando opera. Ma credo che sia una telefonata molto importante”. Lentamente, staccò gli occhi dal video e prese il telefono dalle mani della sua segretaria. “Salve, sono il Dott. Melchiorre, mi auguro che sia davvero una telefonata importante, altrimenti sarò costretto a licenziare la mia segretaria.”
“Buonasera Dottore, per facilitarle il lavoro che sicuramente accetterà, avendo studiato con cura le sue referenze, non le dirò il mio nome. Non è importante, sono solo uno strumento nelle mani di Dio. Facendo leva sulla sua intelligenza, sarò il più sintetico possibile. Questa chiamata le giunge dalla Cappella Sistina, concordata con tutto il Conclave. Abbiamo un grosso problema , lei può più delle nostre preghiere. “
“Mi dica Illustrissimo, sono un vostro umile servo” e ricominciò ad accarezzarsi la barba.
“Il nostro Santissimo futuro Papa ha paura di prendersi questa responsabilità. Non possiamo sceglierne un altro, ci sono interessi economici dietro la sua scelta che non sto qui a spiegarle. Deve essere Papa, la Santa Pasqua è prossima.”
” Mi parli un po’ di lui, sa , nel mio lavoro niente deve essere lasciato al caso. Deve rivelarmi i suoi incubi più segreti. Pur essendo una sfida nuova per me, le confido di esserne molto eccitato oltre che orgoglioso. Ho già qualche ideuzza per operare il nostro Amato futuro Padre.”
” Sapevamo di poter contare sulla sua professionalità. Avrà tutte le informazioni che le servono. Lei è consapevole che così si sta assicurando un posto nei cieli ?”

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