Uno stupido angelo di Christopher Moore. “Ti prego Babbo Natale, torna.”

Christopher Moore

Questo post è pronto da settimane, ma ritengo che sia oggi  il giorno giusto per pubblicarlo. Vi avevo annunciato la recensione di “Uno stupido angelo “, piccolo capolavoro di Christopher Moore, pubbilcato in Italia dalla casa editrice Elliot. Non avete ascoltato il mio consiglio, eh? Tanto peggio per voi.  Oggi è il giorno giusto per parlarvi di questo favola dark natalizia,  non sono fuori tempo massimo.  Oggi che gli scatoloni degli addobbi sono in soffitta, che dei cenoni natalizi sono rimasti solo i kg da smaltire, oggi che chissà che fine ha fatto Michael  Bublé , che lunedì prossimo è il giorno giusto per iniziare a mettere in pratica le buone intenzioni per il nuovo anno (si, come no…), oggi che secondo una complessa equazione di  un “luminare” dell’università di Cardiff , è il “Blue Monday”  , il giorno più triste dell’anno (chissà che si fumano a Cardiff), oggi che non potete continuare a ignorare l’opera di un genio assoluto dei nostri tempi (diffidate da chi pensa il contrario) : Christopher Moore, appunto. Avevo la  copia di “Uno stupido angelo” con me nel mio viaggio a San Francisco, speravo d’incontrarlo. Avevo anche imparato a memoria un discorsetto di ringraziamento da fargli, con la giusta pronuncia americana. Il destino non è stato così benevolo con me, ma sono già tre anni che “io e Christopher” ci scambiamo gli auguri natalizi su twitter. O meglio, lui mette tra i preferiti i miei, ma nella vita bisogna anche accontentarsi. Tornando al romanzo,Pine Cove, cittadina della California dove è ambiantata la nostra favola natalizia, esiste davvero. Pur essendo ad un’ora di macchina scarsa dal deserto, offre ai californiani l’illusione turistica di vivere le quattro stagioni, ecco perchè questa città giocattolo  e i suoi abitanti , sono tutti in fermento per accogliere al meglio l’ondata di turisti. Ed ovviamente il denaro che portano con loro, un  toccasana per l’economia della cittadina. La legge a Pine Cove è rappresentata da Theophilus  Crowe, per tutti Theo, uno spilungone con il vizio , malcelato, per la marijuana, di cui ne è anche produttore. Pochi grattacapi per Theo in una città tranquilla come questa, non che la cosa gli dispiaccia. Qualche diverbio tra coniugi, qualche furto di “abete di Monterey“, specie protetta e vanto della città e qualche stranezza di sua moglie, attrice di serie B ormai in pensione, che soffre di schizofrenia. Neanche la minaccia di  una tempesta dal Pacifico sembra mettere in crisi lo spirito natalizio degli abitanti di Pine Cove.Troveranno una soluzione per sostituire il tradizionale barbecue della festa degli scompagnati. L’unico abitante che teme per la riuscita del Natale, è il piccolo Josh Barker. Ha visto l’omicidio di Babbo Natale, i suoi regali sono in pericolo. “Ti prego Babbo Natale, torna dal mondo dei morti”  Ad ascoltare la sua preghiera, un angelo a cui spetta il compito di realizzare il miracolo natalizio annuale. L’angelo in questione è Raziel, il più bello dei cieli , ma anche il più stupido. Il “mio amico Christopher” riesce con maestria a fondere i generi, tanto che è impossibile etichettare il romanzo in questione. Dal fantasy al noir, dall’horror all’umanesimo di John Steinbeck, Christopher Moore ha costruito uno stile proprio che non ha termini di paragone. Una penna geniale la sua, capace di ironizzare sulle manie dell’uomo moderno, strizzando l’occhio al paranormale. Geniale il capito 16. Vi assicuro che una volta conosciuto Christopher Moore, non riuscirete più a starne senza, troverete la cura ad ogni vostro “Blue Monday”.  Ma mettetevi in fila, siamo in tanti ad adorarlo.

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