Venti corpi nella neve di Giuliano Pasini.Dopo anni, dar ragione a D’Orrico.

La scelta di un libro d’acquistare non è mai semplice. Con il tempo ogni lettore ha impostato la propria strategia, pur sapendo che corre il rischio di trovarsi a maledire l’autore alla quinta pagina in lettura, se non prima. Sono i rischi del mestiere. Negli anni ho eletto il mio libraio di fiducia, è un lettore, non un commesso, requisito fondamentale. Ho i miei blog di riferimento, che visito quotidianamente e che sono costante fonte di suggerimento ( Sartoris su tutti , il blog di una delle penne contemporanee più belle, Omar Di Monopoli ). Ogni acquisto  deve superare la “prova” dell’incipit. Come se fosse un duello western tra me e l’autore, ha pochi istanti per sparare tutte le sue migliori cartucce. Nessuna pietà, se fallisce è scartato. Provo un sentimento di repulsione per le fascette editoriali. Scarto a priori “Il Nuovo Montalbano” (ogni anno ne nasce uno…), “Dopo questo libro non sarete più gli stessi” ( ah bhè … poi non lamentiamoci se in Italia si legge così poco), “Il thriller che ha ipnotizzato l’America” (immaginatevi gli americani mezzi zombi dopo aver letto un libro…),”è nata una stella” Antonio D’Orrico ( e qui casca l’asino…). Uno “strillone”, quello del noto critico/giornalista del Corriere della Sera, talmente arrogante e presuntuoso da puzzarmi di fregatura. Forse non avrei mai acquistato “Venti corpi nella neve” di GiulianoVenti corpi nella neve recensione Inkblot Pasini, pubblicato nel 2012 dalla casa editrice Fanucci. Mi è stato regalato il Natale scorso. Ed ora scrivo per ammettere di essermi sbagliato.

1. L’autore

Giuliano Pasini è un ottimo prestigiatore. Tutto ciò che mostra non è che l’inganno per camuffare le sue illusioni.  Capitoli brevi,ritmo serrato, una lingua priva di ogni inutile esercizio di stile, forgiata da ottime letture prese evidentemente a modello. Personaggi ben caratterizzati e quindi distinguibili, ma mai parodie. Pasini ha il grande merito di essere riuscito a spaziare dai registri tipici del romanzo giallo a quello storico, tenendo sempre alto il livello di tensione. Il personaggio di Serra è un eroe moderno, non invincibile come quelli Marvel o dannato come i polizieschi americani. Roberto Serra per mettere ordine ai pensieri …  cucina. Con ottimi risultati. A renderlo speciale non è il dono (o maledizione come Serra ha spesso pensato nella sua vita) della danza. Roberto Serra è un eroe come tanti, ha solo avuto la fortuna di incontrare Giuliano Pasini.

2. Case Rosse

Capodanno 1995, domenica. Siamo a Case Rosse, il più piccolo commissariato d’Italia. Un quadrilatero di case sull’Appennino emiliano, sospeso tra Modena e Bologna. Qui la vita passa lentamente tra il lavoro dei campi ed un bicchiere di rosso nel bar/trattoria in piazza. Ci si conosce tutti, ecco perché il nuovo commissario venuto da Roma, non è visto di buon occhio. Eppure sono passati quattro anni dal suo arrivo. Resta “un ed fora”, un forestiero. In caso di bisogno, meglio rivolgersi al suo vice, il poliziotto Manzini. Un di nòster, come dicono. Questa volta è un’ incubo a svegliare i cittadini di Case Rosse . La fredda mattina di Capodanno , insolitamente senza neve, vengono ritrovati tre corpi sul Monte della Libertà, o Prà Grand, come lo chiamano da queste parti. Tre morti . E c’è una cìna.Una bambina.

3. La danza

L’odore di fiori marci è dappertutto. I lineamenti si distendono. I piedi iniziano a disegnare una circonferenza. Ora vede con gli occhi di un’altra persona. Questa è la danza. Un dono? Può essere definita così la capacità di vedere, dagli occhi di un defunto, i suoi ultimi istanti di vita? Una maledizione, una malattia da curare, come ritiene Alice, il suo grande amore. Una grande responsabilità, da cui non si può sfuggire. Ci ha provato , andando a rifugiarsi a Case Rosse. Ma la danza è tornata e con lei il vero commissario Roberto Serra.

4. La vendetta

Il romanzo affonda le sue radici nelle pagine più sanguinose  del Ventunesimo secolo. Sin dai primi capitoli, sarà facile intuire  che il sanguinoso triplice delitto ha legami con la storia del paesino. Il sentimento di vendetta cova da anni negli abitanti di Case Rosse, il tempo non ha placato il dolore dei sopravvissuti. Ed è pronto ad esplodere. Potrebbe capitarvi di capire ben presto l’identità del colpevole, ma l’abilità dell’autore sta nel creare un finale credibile.

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